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Arte con resti umani: opera di mostri o di artisti incompresi? [FOTO]

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“Psyco”, “Non aprite quella porta” ed “Il silenzio degli innocenti” sono alcuni dei più amati film horror dei nostri tempi, ma in quanti sanno che traggono ispirazione da una storia vera? L’ispiratore è Edward Theodore Gein, un uomo del Wisconsin, che usava utilizzare i resti umani delle sue vittime per produrne opere d’arte.

Ed Gein nacque nel Visconsin nel 1906, ed ebbe un’infanzia molto travagliata; aveva un padre violento ed alcolista, ed una madre fanatica religiosa, che gli imponeva uno stile di vita costrittivo e malsano. Durante la vita fu al centro di vicende di cronaca nera, come la morte del fratello maggiore, di cui però non fu mai accusato ufficialmente. Quando, nel 1945, la madre venne stroncata da un ictus, Gein perse l’ultimo filo che lo legava alla sanità mentale. Fu così che confessò l’omicidio di una donna recentemente scomparsa nel nulla. Quando gli agenti perquisirono la sua abitazione, trovarono una serie di macabri reperti, come paralumi, abiti e mobilia fatti di resti umani. Si dice che il fanatico volesse costruirsi un intero abito di pelle di donna, al fine di vestirsene ed assumere le sembianze della compianta madre.

Un artista ha riprodotto fedelmente alcuni degli spaventosi trofei rivenuti nella casa di Ed Gein;

E’ chiaro che questi oggetti non possano essere definiti arte, ma soltanto il frutto di una mente malata; lo dimostrano tutti i capi di d’imputazione e le confessioni di Gein su atti di profanazione di tombe, omicidi ed altri atteggiamenti intimi con i cadaveri trafugati; tuttavia vi sono altri personaggi che si sono fregiati del titolo di artisti a seguito di produzioni di oggettistica macabramente composta di resti umani. Ne è un caso eclatante quello dello studioso fiorentino del 1792 Girolamo Segato, e custode del segreto della pietrificazione dei corpi, procedura non ancora chiara oltre 200 anni dopo. Sono famosi il suo “busto di una giovane fanciulla” ed il tavolino composto di sezioni di corpo umane.

Anche al giorno d’oggi possiamo vedere “opere d’arte” a base di corpi umani. Basta visitare il “Body World“, una mostra di  Gunther Von Hagens, l’anatomopatologo tedesco che utilizza la “plastinazione” ( processo in cui si sostituiscono i fluidi corporei di un cadavere con del silicone) per imbalsamare dei corpi in posizione di opere classiche o sportive, le ultime per fini medici e di conoscenza.

Il limite tra artista e mostro sembra essere davvero labile, e voi che ne pensate?

Photo credits Facebook

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