Il giornalista Enzo Coletta intervista Maria Di Valerio vedova a seguito della tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita i minatori abruzzesi. L’8 agosto 1956, a 18 anni, divenne la vedova più giovane fra le centinaia che quel giorno dovettero accettare lo stesso destino. Maria Di Valerio si era sposata appena due anni prima, a Serramonacesca, con Camillo Iezzi, 26 anni, minatore di Manoppello. Esattamente cinquant’anni fa rimase sola con una bimba di 14 mesi, Gemma, e un’altra in grembo, partorita dopo tre mesi, e alla quale ha dato lo stesso nome del padre, al femminile: Camilla. Oggi Maria Di Valerio, che vive a Manoppello Scalo, ha tre nipoti che conoscono a memoria la storia dei nonni. Nel Bois du Cazier, quel giorno, trovò la morte anche il fratello minore di Camillo, Rocco, 21 anni, che era fidanzato con Anna, la sorella di Maria. La loro storia finì ancor prima di cominciare. Della famiglia Iezzi si salvò il fratello maggiore, Geremia, che non stava bene e non andò al lavoro. Quel giorno la miniera non dette carbone, ma restituì i corpi senza vita di 262 minatori. Maria Di Valerio racconta quei momenti terribili. “Mi accorsi che qualcosa non andava perché non vidi passare il treno coi vagoni carichi che solitamente avvistavo dalla finestra verso le 10 del mattino. Ebbi un presagio, una fitta al cuore e uscii di casa dirigendomi verso la miniera“.
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