Cronaca

L’omicidio di Garlasco: i tranelli dell’indagine

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Perché Alberto Stasi è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi? Quali erano le prove contro di lui a Garlasco? E perché ora si parla di innocenza?

Innocente o colpevole? Stasi e Poggi due famiglie che da anni cercano strenuamente la verità sui fatti accaduti il 13 agosto 2007. In un’afosa estate di quasi 10 anni fa una ragazza, Chiara Poggi, ventisettenne laureata in informatica venne trovata morta, uccisa a colpi di un’arma contundente mai identificata nella sua villetta a Garlasco, mentre la famiglia era in vacanza. A ritrovarla, il fidanzato, Alberto Stasi, unico indiziato per un omicidio senza prove schiaccianti e potenziale vittima di un processo altamente indiziario. Oggi si torna a parlare del delitto perché secondo il test del Dna sotto le unghie della Poggi sono stati rinvenuti frammenti non riconducibili al sospetto, studente bocconiano e poi commercialista.

Stasi assolto dall’accusa di omicidio con rito abbreviato, sia in primo che in secondo grado, per l’impossibilità di determinare la colpevolezza o l’innocenza con certezza, il 18 aprile 2013, vide annullata la sentenza di assoluzione. L’imputato venne condannato a ventiquattro anni di reclusione (pena poi ridotta a 16 anni grazie al rito abbreviato) per omicidio volontario, con l’esclusione però delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione. A convincere i giudici furono due elementi: l’assenza di residui ematici sulle scarpe del sospetto che, avendo attraversato la casa della vittima durante il ritrovamento, fecero pensare al fatto che si sarebbe cambiato le stesse e la mancanza di un alibi certo nelle ore dell’omicidio, oltre che una ricostruzione confusa e incongruente dello Stasi al momento della morte della fidanzata.

Durante le indagini sulla vita della ragazza, inoltre, venne accertato che nessuno aveva motivo di ucciderla, se non Stasi che in possesso di materiale pedopornografico sarebbe stato scoperto dalla fidanzata, la quale avrebbe minacciato di rivelare la verità su di lui. Gli avvocati dello Stasi presentarono ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo onde ottenere la revisione del processo. Il 19 dicembre 2016 la difesa ha presentato una perizia genetica che indica che il DNA ritrovato sotto le unghie della vittima apparterrebbe ad un conoscente, sentito durante le indagini del 2007, e non a Stasi. A quasi 7 anni di distanza, due domande restano, dunque, senza risposta: chi ha ucciso Chiara Poggi e perché?

Photo Credits: Facebook

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