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Siria, gas tossici: strage di bambini, oltre 58 morti

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La mattina del 4 aprile 2017 la Siria è stata bombardata da un raid aereo con gas tossici, provocando cinquantotto morti, tra cui più di una decina di bambini e molti feriti. Il bilancio è in continua evoluzione.

Un raid aereo con gas tossici è stato lanciato questa mattina, 4 aprile 2017,  contro Khan Sheikhun, città che si trova nella provincia nord-occidentale di Idlib, sotto il controllo dei ribelli. La zona è in mano ad insorti e qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra). Le immagini dei bombardamenti con gas tossici sconvolgono i tavoli in cui si cerca di trovare una soluzione a questo conflitto, ma nessuno ha il coraggio di parlarne.

Sono sei anni che in Siria si combatte una guerra e ci sono più di due milioni di profughi e centinaia e centinaia di morti. La questione sconvolge soprattutto perché sono i bambini i primi a pagare. Infatti questi nuovi bombardamenti hanno colpito l’ospedale dove pochi giorni prima erano stati ricoverati i piccoli umani indifesi. Il responsabile, Abu Hamdu, ha detto che l’ospedale da campo è stato distrutto e cinque ambulanze danneggiate.

Secondo i dati resi pubblici da L’Osservatorio siriano per i diritti umani ci sono cinquantotto vittime e tra di loro undici bambini, ma il bilancio resta incerto. Alcune testimonianze riportano che alcuni civili, circa centosessanta ma il numero potrebbe crescere, dopo le ultime esplosioni presentano vomito e schiuma alla bocca.

Intanto la comunità internazionale si sta muovendo. Il primo a parlare è stato Jean-Marc Ayrault, il ministro degli Esteri francese, che ha chiesto una riunione straordinaria al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affermando che queste deplorevoli azioni: “Minacciano la sicurezza internazionale“. Non ha tardato neanche la reazione di Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, dichiarando: “Noi europei crediamo che le responsabilità abbiano rilevanza, quindi chi ha commesso crimini di guerra deve essere chiamato a risponderne“.

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