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Omicidio Yara: al via al Processo d’Appello, Massimo Bossetti scagionato grazie ad una nuova foto?

Pubblicato da
Elisabetta Francinella

Al via il processo d’Appello per l’omicidio di Yara Gambirasio. La difesa di Massimo Bossetti presenta in aula una foto satellitare che potrebbe ribaltare la sentenza. Fissate le date delle successive udienze.

“La sentenza della Corte d’Assise di Bergamo – che ha condannato Massimo Giuseppe Bossetti all’ergastolo per la morte di Yara Gambirasio – ha una motivazione ineccepibile”. Queste le parole con le quali il procuratore generale di Brescia, Marco Martani, ha dato il via al processo di secondo grado a carico del muratore di Mapello davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia. Per l’accusa Bossetti si merita che la massima pena venga confermata anche in appello in quanto, la condanna data con il termine del primo grado di giudizio, ha una motivazione coerente, logica e completa. Massimo Bossetti, per voce dei propri avvocati, ha dichiarato, prima che prendesse il via il processo, di essere fiducioso di aver giustizia in appello.

I magistrati bresciani hanno tentato di evitare che il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio fosse oggetto di spettacolarizzazione, non permettendo l’accesso in aula di telecamere, computer e cellulari. Ma quando il blindato con a bordo Bossetti è arrivato al palazzo di giustizia di Brescia, c’era già una folla di persone in fila, fuori dai cancelli, per assistere all’udienza. Vista la mole di curiosi, giornalisti, telecamere e fotografi, la strada che porta al palazzo di giustizia è stata chiusa al traffico. L’imputato è apparso dimagrito. Il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Enrico Fischetti, ha consentito, su richiesta della difesa, che Massimo Bossetti potesse sedere in prima fila accanto agli avvocati, Paolo Camporini e Claudio Salvagni. Nel passaggio dalle sbarre alla prima fila, l’imputato ha stretto per pochi secondi le mani della moglie Marita Comi, seduta nella fila alle sue spalle. I genitori di Yara, mamma Maura e papà Fulvio, non si sono presentati: una scelta già adottata in primo grado.

Gli avvocati difensori hanno chiesto ai giudici di poter integrare i motivi aggiunti d’appello con una fotografia satellitare che, secondo i legali di Massimo Bossetti, potrebbe dimostrare che il cadavere di Yara non è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola per tre mesi prima del ritrovamento. Il procuratore generale non si è opposto,spiegando che il fine del processo è quello di appurare la verità. La fotografia, sostengono gli avvocati difensori: “Dovrà essere interpretata e guardata, ma a nostro avviso dall’immagine non emergerebbe la presenza del corpo un mese e due giorni prima del suo ritrovamento in quel punto del campo”. Se il cadavere non era là, cosa invece sostenuta dall’accusa e dai giudici del primo grado, secondo i legali di Bossetti la sentenza andrebbe riscritta.

Fissato il calendario del processo: dopo la giornata di oggi, 30 giugno, si tornerà in aula il 6, il 10  e il 14 luglio. È stata inoltre fissata una data per un eventuale udienza di riserva, prevista per il 17 luglio. Dunque i giudici di Brescia potrebbero già decidere il 14 luglio se confermare l’ergastolo per Massimo Bossetti, condannato in primo grado per l’omicidio volontario pluriaggravato di Yara Gambirasio, o concedere la perizia sul Dna. Intanto la difesa ha ingaggiato come consulente il numero uno della genetica forense, Peter Gill, britannico che lavora all’Università di Oslo, per dimostrare che il profilo genetico rintracciato avrebbe potuto resistere all’aperto e in quelle condizioni solo poche settimane.

AGGIORNAMENTO 30 GIUGNO 2017 ORE 17: “Viene qua a dire idiozie”, così Massimo Bossetti, come riporta l’Ansa, ha protestato alzandosi dal banco degli imputati contro un passaggio dell’intervento del sostituto Pg Marco Martani nel processo d’appello per l’omicidio di Yara Gambirasio. L’affermazione che ha fatto scattare l’imputato riguarda gli elementi indiziari che, aggiunte alla prove del Dna, danno sicurezza della responsabilità di Bossetti nel delitto della tredicenne di Brembate di Sopra. Il Pg ha chiarito che le fibre trovate sul corpo di Yara combaciano con quelle del furgone del muratore. Massimo Bossetti è stato subito richiamato dalle guardie penitenziarie.

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