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Mafia, clamoroso in Sicilia: scarcerati i boss del pizzo. Ora chi ha denunciato ha paura

Pubblicato da
Domenico Coviello

Un’inattesa decisione dei giudici sconvolge l’opinione pubblica a 2 settimane dalle elezioni politiche: lasciano il carcere 21 dei 58 presunti boss ed estorsori di Agrigento, in Sicilia, arrestati su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo il 22 gennaio scorso.

Il tribunale del Riesame, secondo quanto scrive il sito web dell’Ansa, ha annullato le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) nonostante che, per la prima volta, decine di vittime del racket abbiano confermato la richiesta di pizzo e un nuovo pentito, che al contrario dei mafiosi resta detenuto, abbia fatto i nomi di boss e gregari.

I COMMERCIANTI NEL TERRORE

Il tribunale del Riesame si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, quindi presunti capimafia della provincia agrigentina, taglieggiatori e gregari di Cosa nostra, arrestati nel più grosso blitz mai fatto in quella zona, nel frattempo restano liberi. Una situazione che preoccupa gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati. 

CHI SONO I BOSS SCARCERATI

Paradossalmente, poi, resta in carcere Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che dalla fine di gennaio scorso ha cominciato a collaborare con i magistrati. L’indagato ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan fino al 2013-2014, ha parlato di estorsioni e di traffico di stupefacenti e ha indicato i capimafia della provincia. Tra gli scarcerati anche nomi eccellenti di Cosa nostra agrigentina: come i boss Raffaele Fragapane, Antonino Vizzì, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e Giuseppe Blando. Le scarcerazioni potrebbero essere solo all’inizio. Le udienze davanti al tribunale del Riesame continuano. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti c’è un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per decine di altri detenuti.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

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Domenico Coviello

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