Politica

Stefano Andreotti: “Mio padre sarebbe impazzito per la guerra in Ucraina”

Pubblicato da
Angelo Bianco

Mio padre impazzirebbe per la guerra in Ucraina”. Sono le parole di Stefano Andreotti, figlio di Giulio, in occasione del decimo anniversario della morte dell’ex premier. 

In un’intervista esclusiva a Notizie.com, dichiara che quello di oggi, rispetto agli anni in cui il padre viveva la politica italiana, “è un mondo completamente diverso. La cosa che non piacerebbe a mio padre della politica di oggi è la contrapposizione, l’urlo, la violenza verbale che viene fatta quotidianamente e la poca considerazione del Parlamento, che ha sempre considerato il cuore della democrazia. E poi oggi impazzirebbe per la guerra in Ucraina. Ha speso gran parte della sua esistenza per trovare vie di pace ovunque. Vedere la situazione attuale sarebbe stato sicuramente il suo grande rammarico”.

Andreotti: “I rapporti meno facili furono all’interno della DC”

Stefano Andreotti racconta anche il rapporto del padre con i politici di allora: “Ha avuto rapporti stretti con tutti, come è normale che fosse per il ruolo che ricopriva. Paradossalmente quelli meno facili furono all’interno della Democrazia Cristiana. Anche con i Comunisti, avversario storico della Dc, ha avuto rapporti di grande familiarità con tanti. All’interno della Dc quello con cui ebbe le divisioni più gradi fu Fanfani”.

Il figlio di Giulio Andreotti spiega che molte cose che si sono dette del padre lo hanno fatto arrabbiare: “Su di lui se ne sono dette tante. Lui amava ripetere che gli sono stati addebitati tutti i mali del mondo, dalle guerre puniche in poi. Certamente è stato segnato dai processi che ha subito negli anni novanta per Mafia e per l’omicidio Pecorelli”, racconta. 

“Mio padre pianse per Aldo Moro”.

Ma la cosa che Giulio Andreotti non ha mai digerito “è un’altra“, come spiega Stefano, cioè, “l’idea, spesso rilanciata, che non si sia battuto per salvare la vita ad Aldo Moro. Non solo, ma che avesse quasi cospirato contro di lui. Questa cosa lo ha sempre addolorato tantissimo e non si è mai capacitato del perché venisse messa in circolazione. Lui in quei giorni era un uomo distrutto dal dolore e dall’angoscia. Tentò fino all’ultimo giorno di fare qualcosa. Trovò un canale privato in Vaticano, attraverso un cappellano militare di un carcere milanese, che aveva contatti con qualcuno dei brigadisti. Aveva trovato una strada che sembrava buona, e che prevedeva il pagamento di un riscatto. Quando ricevette quella maledetta telefonata da Cossiga, che era ministro dell’Interno, era convinto di ricevere la comunicazione della liberazione di Aldo Moro”. E aggiunge: “Io ho visto mio padre piangere due volte in tutta la sua vita: quando morì mia nonna e quel giorno”.

Giulio Andreotti è il simbolo della Prima Repubblica, Stefano ritiene che “ne è stato uno degli artefici. Certamente come longevità politica è quello che è durato di più. Ha iniziato ad occuparsi di politica dopo la guerra, quando ancora la Democrazia Cristiana non era nata. Partecipò con De Gasperi e gli altri costituenti, alla nascita del partito ed è stato al Governo fino al 1992. Poi ha fatto il senatore a vita fino alla sua morte. Il periodo con la più intensa attività politica è stata la Prima Repubblica. E’ un nome che viene sempre associato a quegli anni li”. 

Angelo Bianco

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Angelo Bianco

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