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L’Onu abbandona la mappa di Mercatore: cosa cambia nella rappresentazione dell’Africa

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Redazione Velvet

Il 4 settembre 2026 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scritto una pagina inedita nella storia della cartografia mondiale: con la risoluzione A/RES/80/307, intitolata ‘Correct the Map’, ha raccomandato a governi, scuole, organizzazioni internazionali e a qualsiasi altro soggetto di abbandonare la proiezione di Mercatore — quella mappa del mondo che per secoli ha tappezzato aule scolastiche, uffici diplomatici e redazioni giornalistiche — e di adottare al suo posto la proiezione Equal Earth, che restituisce le dimensioni dei continenti in modo molto più fedele alla realtà. Un voto che sembra tecnico ma è, in realtà, profondamente politico: cambiare la mappa del mondo significa cambiare il modo in cui il mondo si vede.

Un voto storico con numeri chiari

La risoluzione è passata con un margine amplissimo: 164 voti favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti. Numeri che, nel linguaggio dell’Assemblea Generale dell’ONU — dove ogni paese membro ha diritto di voto e le mediazioni diplomatiche sono spesso estenuanti — equivalgono a un consenso quasi universale. Il titolo scelto per la risoluzione, ‘Correct the Map’, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: si tratta di una correzione esplicita, di un’ammissione collettiva che la rappresentazione cartografica dominante degli ultimi secoli ha distorto la percezione delle proporzioni geografiche del pianeta.

La risoluzione non ha valore vincolante — le raccomandazioni dell’Assemblea Generale non lo sono mai — ma il peso politico e simbolico di un documento approvato da 164 nazioni è considerevole. Governi, ministeri dell’istruzione, editori di atlanti scolastici e organizzazioni internazionali vengono esplicitamente invitati a rivedere le proprie pratiche cartografiche. È un segnale che il dibattito, rimasto per decenni confinato tra geografi, accademici e attivisti, è entrato definitivamente nell’arena della politica globale.

Chi era Gerardus Mercatore e cosa costruì

Gerardus Mercatore nacque nelle Fiandre nel 1512 e fu, per il suo tempo, una figura straordinaria: geografo, cartografo, filosofo e teologo, un uomo che cercava di mettere ordine nella conoscenza del mondo fisico con gli strumenti intellettuali della sua epoca. La proiezione che porta il suo nome, elaborata nel XVI secolo, rispondeva a un’esigenza pratica e urgente: consentire ai navigatori di tracciare rotte su una superficie piana mantenendo costanti gli angoli di direzione, le cosiddette linee lossodromiche. In un’era di grandi esplorazioni oceaniche, questa proprietà era preziosissima: un capitano poteva disegnare una linea retta sulla carta e seguirla con la bussola senza doversi preoccupare di correzioni continue.

Per ottenere questo risultato, la proiezione di Mercatore sacrificava però la fedeltà delle superfici. Più ci si allontana dall’equatore, più le terre vengono stirate e ingrandite. Il risultato è una mappa in cui la Groenlandia appare grande quanto l’Africa, quando in realtà il continente africano è enormemente più esteso. L’Europa e il Nord America, posizionati nelle latitudini medie e alte, risultano visivamente sovradimensionati rispetto alle regioni tropicali e subtropicali. L’Africa, l’America Latina, il Sud e il Sud-Est asiatico vengono invece compressi e rimpiccioliti rispetto alle loro dimensioni reali.

Mercatore morì nel 1594, e non poteva certo immaginare che la sua invenzione — nata per risolvere un problema pratico di navigazione — sarebbe diventata il paradigma cartografico dominante per cinque secoli, ben oltre l’era in cui la navigazione a vela era l’unico modo per attraversare gli oceani.

Perché la proiezione di Mercatore è stata criticata per decenni

Le critiche alla proiezione di Mercatore non sono una novità del XXI secolo. Geografi e cartografi hanno segnalato i limiti di questa rappresentazione per decenni, sottolineando come una mappa pensata per i navigatori del Cinquecento fosse diventata, nel tempo, lo strumento con cui intere generazioni di studenti hanno imparato a visualizzare il mondo. Il problema non è tecnico in senso stretto — ogni proiezione di una superficie sferica su un piano comporta necessariamente delle distorsioni — ma riguarda quale tipo di distorsione si sceglie di privilegiare e quali conseguenze cognitive e culturali ne derivano.

Quando una mappa viene usata non per navigare ma per capire il mondo, per confrontare la grandezza dei paesi, per discutere di risorse, di popolazioni, di geopolitica, la distorsione delle superfici diventa un problema serio. Un atlante scolastico che mostra la Groenlandia grande quanto l’Africa trasmette inconsapevolmente un messaggio distorto sulle proporzioni del pianeta. Un bambino che studia su quella mappa interiorizza, senza che nessuno glielo dica esplicitamente, una gerarchia visiva in cui certi continenti sembrano più grandi e quindi — per un’associazione cognitiva difficile da evitare — più importanti di altri.

Questa critica ha assunto nel tempo una dimensione esplicitamente politica. Il fatto che i continenti del Sud globale — Africa, America Latina, Asia meridionale — risultino visivamente rimpiccioliti rispetto alle potenze storiche del Nord ha alimentato un dibattito su come la cartografia abbia contribuito, anche involontariamente, a rafforzare certe narrazioni di centralità e marginalità. Non si tratta di attribuire intenzioni maligne a Mercatore o a chi ha adottato la sua proiezione: si tratta di riconoscere che gli strumenti visivi con cui rappresentiamo la realtà hanno effetti reali sulla percezione collettiva.

La proiezione Equal Earth: cosa cambia concretamente

La proiezione Equal Earth è una proiezione di tipo equal-area, ovvero a parità di superficie: le aree dei continenti e degli oceani vengono rappresentate in proporzione corretta tra loro. Se l’Africa è molto più grande della Groenlandia nella realtà, lo è anche sulla mappa. Se il continente sudamericano è molto più esteso di quanto appaia su una carta di Mercatore, la proiezione Equal Earth lo mostra con le sue dimensioni reali.

Rispetto ad altre proiezioni a parità di superficie sviluppate in passato — come quella di Gall-Peters, che aveva già sollevato un acceso dibattito negli anni Ottanta e Novanta — la Equal Earth ha il vantaggio di essere esteticamente più armoniosa e di deformare meno le forme dei continenti pur rispettandone le superfici. I meridiani seguono curve morbide che danno alla mappa un aspetto familiare pur nella sua correttezza proporzionale. Questo la rende più adatta all’uso didattico e comunicativo: una mappa che corregge le distorsioni senza risultare straniante per chi è abituato a vedere il mondo in un certo modo.

Concretamente, adottare la Equal Earth negli atlanti scolastici e nei materiali didattici significa che le nuove generazioni cresceranno con un’immagine del mondo proporzionalmente più fedele. L’Africa, che sulla mappa di Mercatore appare compressa e ridimensionata, occuperà lo spazio che le compete. Le regioni tropicali e subtropicali del pianeta — dove vive la grande maggioranza della popolazione mondiale — saranno rappresentate con le loro reali dimensioni. Non è un cambiamento banale: è una ricalibrazione del modo in cui l’umanità si racconta la propria geografia.

Le implicazioni per l’educazione e la comunicazione globale

La raccomandazione dell’ONU si rivolge esplicitamente a governi, scuole e organizzazioni internazionali. Questo significa che l’impatto più diretto e tangibile della risoluzione ‘Correct the Map’ riguarderà il sistema educativo. Gli atlanti scolastici, i libri di testo di geografia, i materiali didattici digitali e le infografiche usate nei contesti istituzionali sono chiamati a fare una scelta: continuare con la proiezione di Mercatore o passare a una rappresentazione più accurata.

Non si tratta di un cambiamento semplice da attuare. Decenni di abitudine visiva hanno radicato nella memoria collettiva un’immagine del mondo che corrisponde alla proiezione di Mercatore. Molte persone, vedendo per la prima volta una mappa Equal Earth, percepiscono una sensazione di straniamento: i continenti sembrano “sbagliati”, anche quando sono proporzionalmente corretti. Questo paradosso cognitivo — la realtà che appare distorta perché siamo abituati alla distorsione — è uno degli argomenti più potenti a favore di un cambiamento quanto più rapido e sistematico possibile. Prima si inizia, prima le nuove generazioni svilupperanno un’intuizione geografica più accurata.

Sul piano della comunicazione istituzionale e mediatica, la transizione è altrettanto significativa. Le infografiche delle agenzie di stampa internazionali, le mappe usate nei reportage televisivi, le visualizzazioni dei dati nei rapporti delle organizzazioni internazionali — tutte queste rappresentazioni sono state a lungo costruite sulla base della proiezione di Mercatore. Adottare la Equal Earth in questi contesti significa cambiare non solo la grafica ma anche il modo in cui certi fenomeni globali vengono percepiti: la distribuzione della popolazione, le aree colpite dal cambiamento climatico, la diffusione di epidemie, le rotte commerciali.

Il contesto geopolitico di una scelta cartografica

Il voto dell’Assemblea Generale dell’ONU non avviene nel vuoto. Si inserisce in un momento storico in cui la questione della rappresentazione equa del Sud globale è al centro di numerosi dibattiti internazionali, dalla riforma delle istituzioni multilaterali alla discussione sulle riparazioni per il colonialismo, dalla governance dell’intelligenza artificiale alla distribuzione dei vaccini. La cartografia, in questo contesto, non è un tema neutro.

Il fatto che 164 paesi abbiano votato a favore della risoluzione ‘Correct the Map’ — con un solo voto contrario e sei astensioni — segnala un consenso che attraversa regioni geografiche, sistemi politici e livelli di sviluppo economico molto diversi tra loro. È un segnale che la critica alla proiezione di Mercatore non è percepita come una questione ideologica di nicchia, ma come una correzione di buon senso che risponde a esigenze di accuratezza e di equità nella rappresentazione.

Per l’Africa in particolare, il cambiamento ha una risonanza speciale. Il continente africano è il più grande del mondo per numero di paesi, ospita una delle popolazioni più giovani e in più rapida crescita del pianeta, e si trova al centro di alcune delle dinamiche geopolitiche ed economiche più importanti dei prossimi decenni. Essere rappresentato sulla mappa mondiale con le dimensioni reali — e non compresso e rimpicciolito come avviene sulla proiezione di Mercatore — è una questione che va oltre la cartografia tecnica. È una questione di riconoscimento e di visibilità.

Domande frequenti sulla proiezione di Mercatore e la Equal Earth

La risoluzione ONU obbliga i paesi a cambiare le mappe?

No. Le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno valore di raccomandazione, non di obbligo giuridico. La risoluzione A/RES/80/307 invita governi, scuole e organizzazioni internazionali ad adottare la proiezione Equal Earth, ma ogni paese rimane libero di scegliere autonomamente.

La proiezione di Mercatore scomparirà del tutto?

È improbabile che la proiezione di Mercatore sparisca completamente. Rimane uno strumento utile per la navigazione e per certi usi tecnici specifici. Quello che la risoluzione ONU auspica è che smetta di essere la proiezione di default per gli usi educativi, istituzionali e comunicativi generali, dove la fedeltà delle superfici è più importante della conservazione degli angoli.

Dove si può trovare una mappa Equal Earth?

La proiezione Equal Earth è liberamente disponibile e può essere consultata attraverso numerose risorse cartografiche online. Il sito ufficiale del progetto, equal-earth.com, offre mappe scaricabili e informazioni tecniche sulla proiezione.

La decisione dell’ONU del 4 settembre 2026 non cambierà il mondo da un giorno all’altro, ma segna un punto di non ritorno nel modo in cui la comunità internazionale riconosce il problema della distorsione cartografica. Cinque secoli sono un tempo lungo per portare avanti una rappresentazione imperfetta del pianeta: il fatto che 164 nazioni abbiano alzato la mano per dire che è ora di correggere la rotta è, in sé, già una forma di cambiamento reale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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