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Zelensky chiede all’Europa 70 miliardi di euro mentre i rapporti con Trump si deteriorano

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Redazione Velvet

Al vertice dell’Unione Europea di Bruxelles del 16 ottobre 2026, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha avanzato una richiesta senza precedenti per portata e urgenza: 70 miliardi di euro di finanziamenti aggiuntivi europei per sostenere l’Ucraina nel 2027, mentre i costi totali della guerra si avviano a toccare i 155 miliardi di euro nel corso del prossimo anno. La mossa arriva in un momento di forte tensione con Washington, con i rapporti tra Kiev e l’amministrazione Trump che si sono deteriorati sensibilmente, trasformando gli aiuti UE Ucraina in una questione non più soltanto umanitaria e militare, ma geopolitica nel senso più pieno del termine.

Un vertice europeo sotto pressione crescente

Il summit di Bruxelles del 16 ottobre ha ospitato una delle sessioni più delicate degli ultimi anni per la politica estera europea. Zelenskyy si è presentato con numeri precisi e con un messaggio inequivocabile: l’Europa non può più permettersi di essere un attore secondario nel finanziamento della resistenza ucraina. La richiesta di 70 miliardi di euro aggiuntivi per il 2027 si inserisce in un quadro complessivo in cui le spese belliche ucraine raggiungeranno la cifra record di 155 miliardi di euro, un ammontare che supera di gran lunga le capacità autonome di Kiev.

La cifra richiesta non è frutto di una valutazione approssimativa: rappresenta la differenza tra ciò che l’Ucraina può finanziare autonomamente — attraverso entrate fiscali, prestiti interni e risorse residue — e ciò di cui ha bisogno per mantenere operative le proprie forze armate, sostenere la popolazione civile e preservare le infrastrutture critiche. In questo contesto, gli aiuti UE Ucraina diventano la vera colonna portante di uno sforzo che Washington, almeno nelle sue componenti più isolazioniste, sembra sempre meno disposta a supportare con la stessa intensità degli anni precedenti.

Il vertice ha messo in evidenza quanto l’Europa si trovi a dover ridefinire il proprio ruolo strategico. Non si tratta più soltanto di solidarietà politica o di pacchetti di aiuti umanitari: si tratta di decidere se l’Unione Europea voglia essere un attore capace di sostenere la sicurezza del proprio vicinato con strumenti finanziari all’altezza della sfida.

Il deterioramento dei rapporti con Trump: il nodo del gasolio russo

Il contesto in cui Zelenskyy si è rivolto ai leader europei non è fatto soltanto di numeri. Sullo sfondo si staglia una crisi diplomatica con gli Stati Uniti che ha assunto contorni sempre più netti nelle settimane precedenti al vertice. I rapporti tra il presidente ucraino e Donald Trump si sono deteriorati in modo significativo dopo che l’amministrazione americana ha allentato le sanzioni nei confronti di Mosca nell’ambito di un accordo per la fornitura di gasolio russo.

→ Leggi anche: Zelenskyy negli USA e UK per rafforzare il sostegno militare: pressione su difesa aerea mentre Mosca intensifica i colpi

Questa decisione ha rappresentato per Kiev un segnale politico di portata enorme. Allentare le sanzioni verso la Russia — anche in modo parziale, anche per ragioni che Washington ha presentato come pragmaticamente economiche — equivale, nella lettura di Zelenskyy, a indebolire la pressione internazionale su Mosca proprio nel momento in cui l’Ucraina ne ha più bisogno. La mossa ha incrinato quella fiducia reciproca che, pur tra tensioni, aveva caratterizzato i primi mesi del secondo mandato Trump.

Non è la prima volta che Zelenskyy e Trump si trovano su posizioni divergenti: le frizioni sulle modalità di un eventuale cessate il fuoco, le divergenze sulle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina e i diversi approcci alla diplomazia con il Cremlino avevano già creato attriti. Ma l’accordo sul gasolio russo ha segnato un salto di qualità nella tensione, spingendo Kiev a cercare con maggiore urgenza sponde alternative — e l’Europa è, inevitabilmente, la prima di queste.

Starlink e la dipendenza tecnologica: una vulnerabilità strategica

Tra le questioni sollevate a Bruxelles, una in particolare ha attirato l’attenzione degli osservatori: quella relativa al sistema di comunicazioni satellitari Starlink, controllato da società americane. Zelenskyy ha riconosciuto apertamente la forte dipendenza dell’Ucraina da questo sistema, utilizzato in modo estensivo nelle operazioni di difesa con droni. L’Ucraina ha sollevato preoccupazioni riguardo a possibili restrizioni sull’uso di Starlink, un sistema che è diventato infrastruttura critica per le comunicazioni militari ucraine sul campo.

La questione Starlink è emblematica di una vulnerabilità più ampia: quella di un paese in guerra che dipende, per alcune delle proprie capacità difensive più avanzate, da tecnologie controllate da attori privati americani soggetti a decisioni politiche di Washington. Se le relazioni con l’amministrazione Trump continuano a deteriorarsi, questa dipendenza potrebbe trasformarsi da risorsa in rischio. Non è un dettaglio secondario: è uno dei motivi per cui Zelenskyy ha chiesto all’Europa non soltanto risorse finanziarie, ma anche un impegno più strutturale sul piano tecnologico e delle comunicazioni.

L’episodio evidenzia quanto la sovranità tecnologica sia diventata, accanto a quella militare ed economica, una delle dimensioni fondamentali del conflitto. Per l’Unione Europea, che da anni dibatte di autonomia strategica, la questione pone interrogativi concreti: può l’Europa offrire alternative credibili ai sistemi americani? E in che tempi? Sono domande che il vertice del 16 ottobre ha portato sul tavolo senza ancora trovare risposte definitive.

→ Leggi anche: Ucraina lancia oltre 400 droni su Mosca dopo bombardamenti russi su Kyiv

Perché gli aiuti UE all’Ucraina sono una questione europea, non solo ucraina

Sarebbe un errore leggere la richiesta di Zelenskyy come un semplice appello alla generosità europea. Dietro i 70 miliardi di euro richiesti c’è una logica strategica precisa: l’Ucraina che resiste è, per l’Europa, un investimento nella propria sicurezza. Un cedimento del fronte ucraino non significherebbe soltanto la sconfitta di Kiev; significherebbe la proiezione dell’instabilità verso ovest, con conseguenze dirette sulla sicurezza dei paesi dell’Europa orientale e, a cascata, sull’intera architettura della difesa europea.

In questo senso, gli aiuti UE Ucraina non sono filantropia geopolitica: sono, nella lettura di molti analisti e di diversi governi europei, una forma di difesa preventiva. Il costo di sostenere l’Ucraina oggi — per quanto elevato — è misurabile e gestibile. Il costo di un’Europa destabilizzata da un conflitto che si espande o da una pace imposta con la forza lo è molto meno.

Va anche considerata la dimensione economica interna all’Unione. I 155 miliardi di euro di spese belliche previste per il 2027 rappresentano un peso che l’Ucraina non può sostenere da sola, ma distribuito tra i ventisette stati membri dell’UE, il contributo richiesto diventa più gestibile — anche se non privo di tensioni politiche, specialmente in paesi dove l’opinione pubblica è divisa sul livello di coinvolgimento europeo nel conflitto.

Il peso politico del vertice e le prossime settimane

Il vertice di Bruxelles del 16 ottobre 2026 ha fissato un punto di non ritorno nel dibattito europeo sul sostegno all’Ucraina. La richiesta di Zelenskyy è sul tavolo, con una cifra precisa e una scadenza chiara: il 2027. Le settimane successive al summit saranno decisive per capire se i leader europei sapranno tradurre la solidarietà politica dichiarata in impegni finanziari concreti, oppure se la risposta sarà diluita in trattative lunghe e in compromessi al ribasso.

Nel frattempo, la distanza con Washington rimane un elemento di incertezza strutturale. Finché i rapporti tra Zelenskyy e Trump resteranno tesi — e l’accordo sul gasolio russo ha dimostrato quanto rapidamente le cose possano complicarsi — l’Europa sarà chiamata a fare di più, non soltanto in termini di risorse ma anche di visione politica. Per France24, che ha seguito da vicino il vertice, il momento attuale segna un passaggio significativo: Zelenskyy si rivolge all’Europa non come a un partner di secondo livello, ma come all’interlocutore principale. È un cambiamento di prospettiva che l’Unione Europea farebbe bene a prendere sul serio.

Quello che è emerso da Bruxelles il 16 ottobre è, in definitiva, un’Europa chiamata a decidere che tipo di potenza vuole essere: una che osserva, o una che agisce con la consapevolezza che la stabilità del proprio continente dipende anche da ciò che accade, oggi, sulle strade e nei cieli dell’Ucraina.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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