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Facebook, svelato il ‘codice etico’: ecco i post offensivi da cancellare

Pubblicato da
Stefano D'Alessio

Due giornalisti del quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung”, Till Krause e Hannes Grassegger, hanno scoperto le regole con cui Facebook decide quali sono i post offensivi da cancellare e quali no.

Il ‘codice etico’ di Facebook, con le linee guida da seguire per valutare quali sono i post offensivi da cancellare e quali no, ora è apparentemente di dominio pubblico. I giornalisti del quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung” Till Krause e Hannes Grassegger hanno avuto accesso a quelli che loro hanno definito i documenti interni dei moderatori del social network e li hanno pubblicati spiegando quali sono i criteri di valutazione sulla cancellazione dei post pubblicati sulla piattaforma.

I documenti contengono criteri basati sul buon senso e su una definizione precisa delle categorie da proteggere. Si è scoperto che i moderatori sono particolarmente attenti al bullismo online e all’odio rivolto a determinate categorie come giovanissimi e anziani, docenti, donne e disoccupati. I post che contengono ingiurie, toni violenti e minacciosi verso categorie protette in base a razza, etnia, religione, orientamento sessuale e identità di genere devono essere cancellati. Sono protetti gli appartenenti ai gruppi religiosi, ma non le religioni. Lo stesso criterio viene adottato per i singoli Paesi: si può parlare male di Germania e Francia ma non di tedeschi e francesi. La categoria dei migranti è stata resa semi-protetta dopo alcune critiche ricevute in Germania. Fare una graduatoria delle persone sulla base dell’aspetto fisico o dei tratti di personalità è considerato bullismo e, pertanto, non è consentito. Tatuaggi e piercing estremi possono essere pubblicati se non si invita gli altri a “farlo a casa”. Le persone che postano immagini di ferite auto inflitte vanno messe in contatto con chi li può aiutare. Facebook distingue le figure pubbliche dai semplici cittadini: chi ha più di 100 mila followers, va in televisione, fa dichiarazioni pubbliche o è stato menzionato nelle cronache più di cinque volte negli ultimi due anni è considerato un personaggio famoso e come tale può essere oggetto di critiche.

Un portavoce di Facebook, interpellato da ‘The Verge’, si è rifiutato di confermare l’autenticità dei documenti, limitandosi ad affermare: “Facebook non è un posto per la diffusione di discorsi di odio, razzismo o appelli alla violenza. Valutiamo seriamente tutti i contenuti che ci vengono segnalati e lo facciamo al nostro meglio”.

Photo Credits: Twitter

Stefano D'Alessio

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Tags: Facebook

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