La first minister di Edimburgo Nicola Sturgeon vuole portare la Scozia fuori dalla Gran Bretagna. E avvia l’iter per la consultazione sulla secessione. “Non vogliamo uscire dal mercato comune europeo a causa del Brexit”, spiega
La Gran Bretagna rischia ora seriamente di andare in pezzi. La leader scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato lunedì 13 marzo a Edimburgo l’avvio la settima prossima dell’iter nel Parlamento locale per arrivare a un referendum bis sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. Si tratta di una risposta al via libera alla Brexit da parte di Londra dopo che il governo di Theresa May ha già fatto sapere di non voler autorizzare una nuova consultazione sulla secessione della Scozia.
“SONO MUTATE LE CIRCOSTANZE”
La first minister ha indicato una finestra utile, fra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, durante la quale si potrebbe tenere il nuovo referendum. L’iter prevede che la leader scozzese chieda all’assemblea di Edimburgo di rivolgersi al Parlamento di Westminster (al quale spetta l’ultima parola) e quindi domandare il permesso per una nuova consultazione popolare, dopo quella del 2014 vinta dagli unionisti, in quanto “sono mutate le circostanze” rispetto ad allora a causa della Brexit.
“DA LONDRA UN MURO DI INTRANSIGENZA”
Nel suo intervento Sturgeon ha sottolineato che la decisione è inevitabile a fronte del “muro di intransigenza” che il governo di Londra ha eretto contro le istanze presentate da Edimburgo che aveva proposto una serie di soluzioni per mantenere la Scozia all’interno del mercato unico europeo. “Non è stato possibile fare altro mentre si prospetta una hard Brexit“, ha sottolineato la first minister, aggiungendo che la Scozia deve “scegliere per il suo futuro” prima che sia troppo tardi.
“NO, BREXIT SARA’ NELL’INTERESSE DI TUTTI”
Ma Downing Street risponde picche alla richiesta. In una nota, il governo di Theresa May afferma che un tale voto causerebbe incertezza e ricorda che la secessione fu respinta nel referendum del 2014. Il governo May s’impegna peraltro a negoziare ora la Brexit “nell’interesse di tutte le nazioni” del Regno Unito.
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