Cronaca

Fermato un parroco: “Coi mafiosi lucrava sui migranti al Cara di Crotone”

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Redazione Velvet News

Da dieci anni, secondo la Dda di Catanzaro, la cosca Arena di Crotone gestiva il Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) più grande d’Europa spartendosi il denaro pubblico e lucrando sulla pelle degli scampati ai naufragi. Coinvolti anche il parroco di Isola Capo Rizzuto e il capo della locale Misericordia

Il capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto (Crotone), Leonardo Sacco, ed il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio, sono tra i fermati dell’operazione denominata ”Jonny” e disposta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Lo riporta il sito web dell’Ansa. Nel blitz, oggi 15 maggio, le forze dell’ordine hanno smantellato la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto con il fermo di 68 persone in tutto. Secondo le accuse, la cosca Arena controllava a fini di lucro la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola: il Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) più grande d’Europa.

ASSOCIAZIONE MAFIOSA

In sostanza la Misericordia gestisce formalmente il Centro di accoglienza richiedenti asilo ma secondo le indagini la struttura sarebbe stata gestita di fatto dalla cosca Arena. Il Sacco e don Scordo sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari e di diversi casi di malversazione, reati aggravati dalle finalità mafiose.

“SFRUTTAVANO I MIGRANTI RUBANDO DENARO PUBBLICO”

La cosca Arena – sempre secondo le accuse – tramite il governatore della “Fraternità di Misericordia” Leonardo Sacco, era riuscita ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di Lampedusa. Appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.

TUTTI I CAPI D’ACCUSA

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Nel corso dell’operazione anche un sequestro beni milionario.

ESTORSIONI E CLIMA DI TERRORE

La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, da decenni al centro delle vicende criminali nel crotonese, aveva imposto la propria assillante presenza anche sull’area ionica della provincia di Catanzaro con estorsioni a tappeto ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Nella zona, è ancora il risultato delle indagini, gli Arena agivano direttamente attraverso i propri affiliati, oppure tramite fiduciari nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o anche attraverso la messa “sotto tutela” di cosche alleate.

Photo credits: Twitter, Facebook

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