È muro contro muro sul referendum catalano fra Madrid e Barcellona: domenica 1 ottobre “tutti potranno votare”, ha garantito il governo catalano, chiamando alle urne 5,3 milioni di cittadini; “il referendum non si farà”, ha tuonato in risposta quello spagnolo. La tensione è alle stelle.
La tensione e l’incertezza sono a livelli altissimi. In Catalogna ci sono ora più di 10 mila agenti di polizia inviati da Madrid per impedire il voto in nome della costituzione del 1978. Ma il 63% dei catalani dice che andrà a votare. Il Govern ha annunciato che saranno aperti 6.249 seggi in scuole, centri civici e sportivi, teatri, da Barcellona a Girona, dai Pirenei alla Costa Brava.
SCONTRO AI SEGGI
L’Anc, prima organizzazione della società civile catalana, prevede “code gigantesche“. Per i seggi che la polizia spagnola chiuderà sono previste “soluzioni alternative”, garantisce il vicepresidente Oriol Junqueras. Alla polizia la giustizia spagnola ha ordinato di recintare i seggi, sequestrare urne, schede e computer.
SCUOLE OCCUPATE
Non è chiaro però come si muoveranno i 17 mila Mossos d’Esquadra catalani. Il loro capo, Josep Lluis Trapero, ha ordinato ai suoi uomini di obbedire ma di evitare la violenza. Ieri sera sono iniziate le prime occupazioni pacifiche di scuole da parte del popolo indipendentista per evitare che siano chiuse. I Mossos sono intervenuti pure loro pacificamente in alcuni centri per chiudere i cancelli ed evitare altri ingressi. Tutti i dirigenti catalani hanno lanciato appelli perché domenica tutto si svolga pacificamente, in forma “gandhiana”, accusando Madrid di voler invece provocare scontri. Il Govern ha presentato una denuncia penale per abuso di potere contro la procura spagnola per la repressione ordinata in Catalogna “fuori dalla legge”.
IL GOVERNO CATALANO RISCHIA L’ARRESTO
Il ministro degli Esteri, Raul Romeva, ha detto che fare un referendum “non è un reato” e “non è illegale” in Spagna dal 2005. La risposta da Madrid è stata dura. Il Govern e il presidente Carles Puigdemont risponderanno “personalmente e patrimonialmente” davanti ai giudici per la loro “slealtà grave”, ha avvertito il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo. La procura ha già minacciato di arresto Puigdemont e il vicepresidente Oriol Junqueras. I due leader catalani hanno chiuso a Barcellona la campagna per il “sì”. Oggi, sabato, in quella che dovrebbe essere una giornata di riflessione, può succedere di tutto.
CONTADINI COI TRATTORI E MANIFESTI OVUNQUE
I contadini catalani hanno invaso con i loro trattori in una sorta di prova generale il centro di Barcellona e le strade di tutto il paese in difesa del referendum. Tutti si preparano al momento di verità di domenica. Un giudice spagnolo ha ordinato a Google di chiudere la applicazione che spiega come votare al referendum. Ordinata anche la chiusura del sito di e-voto elettronico del ‘Govern’ catalano per evitare che possa essere usato come alternativa domenica al voto nei seggi. “Abbiamo già vinto!”, ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont nel comizio finale della campagna per il referendum: “Abbiamo sconfitto la paura, le minacce, le pressioni, le menzogne e le intimidazioni, di uno Stato autoritario”, e “ora tocchiamo quello che era un sogno”, l’indipendenza.
Photo credits: Twitter
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