Il vicino di casa di Antonella Lettieri, Salvatore Fuscaldo, è stato condannato a 30 anni di reclusione per aver brutalmente ucciso la commessa di Cirò Marina l’8 marzo del 2017.
Si è concluso il processo di primo grado per l’omicidio di Antonella Lettieri, la commessa di Cirò Marina massacrata all’interno della propria abitazione lo scorso 8 marzo 2017. Per la giustizia italiana a commettere il delitto è stato Salvatore Fuscaldo, il 50enne vicino di casa e migliore amico della vittima che nel corso delle indagini ha confessato il brutale gesto. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna per il bracciante di 30 anni di reclusione.
Salvatore Fuscaldo ha confessato di aver ucciso da solo Antonella Lettieri, con due armi: un coltello serramanico, con il quale ha colpito la vittima per ben undici volte, e un tubo in ferro di circa 50 centimetri, con cui ha sferrato una ventina di colpi alla testa. Agli inquirenti ha confessato di aver agito in quanto stanco delle continue minacce e richieste di soldi da parte della donna in cambio del silenzio sulla loro relazione. Il bracciante ha infatti raccontato che tra lui e la vittima vi era una relazione sentimentale segreta da diversi anni. La famiglia della donna ha sempre smentito la dichiarazione dell’uomo sulla presunta relazione.
Il processo si è celebrato con il rito abbreviato. Il gup di Crotone ha accolto la richiesta avanzata dal pm Alfredo Manca, il quale in aula ha ripercorso tutte le tappe della tragedia ai danni della povera Antonella Lettieri, elencando anche tutte le prove raccolte nel corso delle indagini. A Pomeriggio Cinque sono intervenute le sorelle della vittima, Rita e Rosetta Lettieri: “Siamo soddisfatte della sentenza“. Le donne hanno inoltre rivelato il comportamento tenuto in aula da Salvatore Fuscaldo: “Non ci ha guardato neanche in faccia, era passivo, lì con gli occhi bassi”. Per le sorelle di Antonella hanno poi commentato la pena inflitta: “La sentenza è giusta, Fuscaldo l’ha massacrata in modo crudele. Trent’anni per me sono pochi – ha aggiunto Rita – perché mia sorella non me la ridarà più nessuno. Però ringraziamo l’avvocato e il pm”.
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