A 26 anni dalla strage di Capaci (Palermo) emergono nuovi particolari sulle indagini che il giudice Giovanni Falcone stava conducendo fino al giorno – il 23 maggio 1992 – in cui fu ucciso assieme alla moglie e magistrato Francesca Morvillo, e a 3 uomini della sua scorta: Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.
Secondo quanto scrive sul Fatto Quotidiano Antonella Mascali, Giovanni Falcone stava indagando sui legami fra i poteri mafiosi, quelli politici e quelli occulti, come Gladio, la rete clandestina di paramilitari creata sotto l’ombrello della Nato e della Cia americana negli anni ’50, che agiva nell’ombra per sabotare la eventuale presa del potere in Italia da parte del comunismo nazionale e sovietico. Emergono più chiaramente, inoltre, aspetti dell’intensa attività investigativa del giudice Paolo Borsellino – massacrato con la sua scorta il 19 luglio 1992 a Palermo – all’indomani della morte di Falcone. Il procuratore stava indagando sulla morte del collega, e riteneva che un livello politico-mafioso fosse presente con suoi uomini nei posti chiave della Procura di Palermo.
Oggi 23 maggio, come ogni anno sono stati primi fra tutti i giovani e i giovanissimi a celebrare la memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Al porto di Palermo è giunta la Nave della legalità con a bordo oltre mille ragazzi salpati ieri sera 22 maggio da Civitavecchia. Ad attenderli sul molo il presidente della Camera, Roberto Fico, Maria Falcone, sorella di Giovanni e presidente della Fondazione Falcone, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm).
In tutta Italia sono però più di 70mila le ragazze e i ragazzi che partecipano alle iniziative di #PalermoChiamaItalia, promosse dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone. Le celebrazioni istituzionali si svolgeranno nell’aula bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del maxi processo a Cosa nostra degli anni ’80, che rese celebri Falcone e Borsellino come i magistrati più duri e determinati contro la mafia. Anche l’ex procuratore nazionale antimafia ed ex presidente del Senato, Pietro Grasso ha spiegato come per lui ogni anno sia importante partecipare a questo evento. “Sulle stragi di quegli anni – ha dichiarato – ci sono tante cose che dobbiamo ancora accertare. La storia dei nemici della mafia uccisi solo dalla mafia ha bisogno di altre importati acquisizioni. Sulle loro bare – ha aggiunto – abbiamo giurato che non ci fermeremo mai, finché non riusciremo a trovare la verità sulla loro morte e su quella stagione di stragi”.
Photo credits: Twitter; video credits: Twitter / Ufficio Stampa Rai @Raiofficialnews
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