Il campione del mondo 2006 con la Nazionale di calcio, Vincenzo Iaquinta, 39 anni, è stato condannato a due anni di reclusione. Nell’ultima udienza di “Aemilia”, il più grande processo nel Nord Italia contro la ‘ndrangheta, l’ex attaccante di Juve e Udinese era stato accusato di reati relativi al possesso di armi. Il pm aveva richiesto ben 6 anni di fermo: nella sentenza di primo grado è però caduta l’aggravante mafiosa. È stato invece condannato a 19 anni di reclusione Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore, accusato e processato per associazione mafiosa. Entrambi erano presenti all’udienza di ieri 31 ottobre. Arrivata la sentenza, mentre era ancora in corso la lettura del dispositivo, l’ira dei due si è tramutata in vere e proprie urla: “Ridicoli, è una vergogna”, il loro commento.
L’iridato di Berlino era stato trovato in possesso di un revolver Smith&Wesson calibro 357 magnum, oltre a una pistola Kalt-tec 7,65 Browning e a 126 proiettili. Lo stesso Iaquinta aveva regolarmente denunciato il tutto, sostenendo di custodirle nella sua abitazione di Reggiolo. L’accusa è scaturita dalla cessione delle armi al padre Giuseppe: nel 2012, a quest’ultimo fu notificato un provvedimento del prefetto di Reggio Emilia volto a proibirgli il possesso e ovviamente l’utilizzo di armi da fuoco.
Il motivo risiedeva nelle sue frequentazioni: gli inquirenti avevano scoperto amicizie particolari con presunti affiliati alla ‘ndrangheta. La vicenda è rientrata poi all’interno del processo Aemilia: iniziato ufficialmente il 28 gennaio 2015, ha portato all’arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Svelando la presenza della criminalità organizzata nell’economia e nella politica emiliana.
All’esterno dell’aula è arrivato infine lo sfogo di Vincenzo: “Il nome ‘ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia. Non è possibile. Mi hanno rovinato la vita sul niente, perché sono calabrese, perché sono di Cutro”. Una situazione personale davvero difficile: “Sto soffrendo come un cane per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente – la sua chiosa -, ma io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Noi non abbiamo fatto niente perché con la ‘ndrangheta non c’entriamo niente”.
Photo credits: Twitter; video credits: YouTube / Sappilo
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