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È morta di fame Amal, bimba simbolo della guerra. “Nello Yemen anche bombe italiane”

Pubblicato da
Domenico Coviello

Ad appena sette anni, la piccola Amal Hussain, denutrita e infine morta di fame e di stenti, è divenuta suo malgrado un simbolo delle sofferenze inferte dalla guerra alla popolazione dello Yemen, il paese che si trova all’estremità meridionale della Penisola araba. Una foto che la ritrae ridotta a poco più di uno scheletro, adagiata su un letto di ospedale nel Nord del paese, con la testa reclinata da un lato e negli occhi un’espressione di rassegnazione, è stata pubblicata la settimana scorsa dal New York Times, e ha commosso il mondo.

UNA GUERRA VOLUTA DALL’ARABIA SAUDITA

Il 2 novembre lo stesso giornale ha reso noto che Amal è morta (In alto la foto della bambina, tratta dall’account Twitter del cronusta del Nyt Declan Walsh @declanwalsh). “Il mio cuore è infranto”, ha detto piangendo sua madre, Mariam Ali, raggiunta telefonicamente dal Nyt. “Amal sorrideva sempre. Ora sono preoccupata per i miei altri figli”. Gli spaventosi costi umani della guerra condotta dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen, ricorda il New York Times, sono di recente saliti all’attenzione del mondo in seguito all’uccisione del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi nel consolato saudita ad Istanbul. Da allora, Stati Uniti e Gran Bretagna, i maggiori fornitori di armi all’Arabia Saudita, hanno chiesto un cessate il fuoco in Yemen.

L’APPELLO DEL SEGRETARIO DELL’ONU

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un appello: “La violenza in Yemen deve fermarsi, con una tregua immediata vicino a infrastrutture cruciali e aree densamente popolate”. L’obiettivo è urgente perché occorre “scongiurare una catastrofe imminente“. “Le importazioni commerciali e umanitarie di cibo, carburante e altri beni di prima necessità devono avere accesso senza restrizioni”, ha aggiunto, poi bisogna “sostenere l’economia yemenita”, e “aumentare i finanziamenti internazionali”. 

Guerra nello Yemen (foto Twitter Declan Walsh @declanwalsh)

FACEBOOK AVEVA BLOCCATO LA FOTO DI AMAL

La scorsa settimana, una volta pubblicato l’articolo del New York Times, è scoppiata una polemica in Rete a causa del fatto che Facebook aveva bloccato l’immagine shock della piccola Amal che vi mostriamo. In particolare, l’articolo – dal titolo The tragedy of Saudi’s war – affronta le tragiche conseguenze della “guerra saudita” che sta mettendo in ginocchio la popolazione in Yemen, con migliaia di vittime civili dovute ai bombardamenti aerei e altre centinaia per la carestia e le malattie. Il servizio è illustrato con immagini relative a bambini emaciati, in condizioni di salute disperate a causa della malnutrizione. In primo piano, la foto che ritrae Amal Hussain, una bambina di 7 anni ridotta pelle e ossa, che il filtro della censura di Facebook ha ritenuto troppo scioccante perché potesse essere condivisa sulla piattaforma. Ma lo sguardo assente di Amal e le sue costole in vista non sono l’unica immagine di un paese devastato dal conflitto armato. L’articolo firmato da Declan Walsh è corredato dal reportage fotografico di Tyler Hicks a testimoniare una quotidianità insostenibile: bambini denutriti e tenuti in vita con le uniche cure possibili in un territorio dove carestia e bombe stanno sterminando i civili.

“ARMI ITALIANE UCCIDONO NELLO YEMEN”

La guerra nello Yemen coinvolge purtroppo anche l’Italia. Mercoledì prossimo 7 novembre si svolgerà di fronte al Quirinale una nuova protesta dei comitati cittadini e degli antimilitaristi contro la fabbrica di bombe Rwm di Domusnovas in Sardegna. Dopo il presidio organizzato a metà settembre davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita, i manifestanti tornano nuovamente a Roma per un sit-in in piazza del Quirinale. L’appuntamento è per mercoledì 7 novembre alle 11 per chiedere al Capo dello Stato che “eserciti i suoi poteri di garante della Costituzione e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, facendo venir meno la complicità dello Stato italiano nel massacro del popolo Yemenita“. L’azienda Rwm, controllata dalla tedesca Rheinmetall, è finita da tempo al centro delle polemiche in quanto le bombe prodotte in Sardegna verrebbero utilizzate nella guerra in Yemen. Sulla vicenda è stato anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cagliari.

“CARO MATTARELLA DEVI INTERVENIRE…”

“Caro Presidente Mattarella – scrivono i promotori del sit-in – noi sardi ci sentiamo obbligati a non stare indifferenti davanti ai crimini e al massacro di gente inerme, donne e bambini yemeniti, causato anche dalla fornitura all’Arabia Saudita (Paese in guerra contro lo Yemen) delle micidiali bombe prodotte in Sardegna a Domusnovas. Il lavoro deve dare vita non morte – spiegano -. La nostra Costituzione, la legge italiana (L. 185/90), i Trattati internazionali non sono rispettati. Lo stesso Parlamento europeo si è pronunciato più volte chiedendo il blocco-embargo sulla fornitura di armamenti all’Arabia Saudita. Ma il governo italiano – denunciano gli antimilitaristi – continua a tacere e non interviene“.

Una delle proteste contro la fabbrica di biombe in Sardegna (foto Twitter Pressenza italiano @Pressenza_it)

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

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Domenico Coviello

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