Categorie: Cronaca

Interrogato in carcere Sy: “Sentivo le voci dei bambini morti in mare…”

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Redazione Velvet

Ousseynou Sy voleva fare “un’azione dimostrativa” e avere “non un impatto nazionale ma un massimo impatto internazionale”. Davanti al gip “ha lodato la politica italiana sulle migrazioni, è l’unica che ci mette dei soldi” perché il suo messaggio era che “nessuno dall’Africa deve venire in Europa”.

A dirlo, al termine dell’interrogatorio di garanzia di venerdì 22 marzo, è Davide Lacchini, il legale dell’autista che ha dirottato e incendiato un bus pieno di studenti mercoledì mattina 20 marzo a San Donato Milanese. Durante l’interrogatorio, ha detto il legale, Sy avrebbe mostrato “evidenti segni di squilibrio” e fatto anche alcune “invocazioni”. In particolare avrebbe detto: “Sentivo le voci dei bambini morti in mare che dicevano ‘fai qualcosa di eclatante per noi ma non fare del male a questi bambini”.

L’uomo, secondo la procura milanese che ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Ousseynou Sy, potrebbe colpire ancora e fare altre azioni simili. Anche perché sin dalle prime parole, non ha mostrato alcuno segno di pentimento, ma anzi ha rivendicato le sue intenzioni: “L’ho fatto per l’Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare”.

È in carcere di San Vittore, rinchiuso in una cella del settore protetti, Ousseynou Sy. Il folle piano, nelle sue intenzioni, avrebbe avuto una conclusione: “Volevo andare a Linate, prendere un aereo per tornare in Africa e usare i bambini come scudo“. Ma al termine dell’interrogatorio di garanzia l’avvocato ha spiegato che Sy “voleva andare a Linate da solo” e che “oggi come ieri ha costantemente ribadito che non voleva fare del male ai bambini”.

Nell’interrogatorio di convalida davanti al gip Tommaso Perna la procura ha chiesto a Sy di ricostruire la mattina di terrore sulla Paullese. Per gli inquirenti fu lui ad appiccare il fuoco al pullman, mentre Sy sostiene che le fiamme divamparono accidentalmente.

Ma gli investigatori dei carabinieri e la procura stanno lavorando su tutte le dichiarazioni dell’uomo, un “lupo solitario”, come è stato definito, senza collegamenti con organizzazioni come l’Isis, ma che ha premeditato e messo in atto un gesto che è terrorismo, per la procura, che lo ha indagato per sequestro di persona, incendio, resistenza e strage con l’aggravante della finalità terroristica, appunto.

“Questa cosa l’avevo in mente da un po’”, ha ribadito l’uomo, di origini senegalesi ma cittadino italiano dal 2004, confermando la premeditazione e come fattore “scatenante”, come ha messo a verbale davanti ai pm, il caso della nave Mare Jonio, “la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso”.

Prima di avventurarsi sulla Paullese con due taniche, coltello, pistola, fascette e accendini, aveva anche girato un video-manifesto con un appello per i popoli africani a sollevarsi e a non venire in Occidente, come ha detto ai pm.

Sul suo profilo Youtube – ‘Paul Sy’, Paul come Paolo, il nome con cui lo conoscevano in tanti a Crema – avrebbe caricato 25-30 minuti di girato dal telefonino, mandandolo ad amici italiani e anche ai parenti in Senegal, ma per il momento non c’è traccia di questo file. “L’ho mandato pure a te” ha detto al suo avvocato Davide Lacchini (che chiederà per lui una perizia psichiatrica) durante l’interrogatorio di garanzia davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al pm Luca Poniz. Ma anche il suo legale non lo ha ricevuto.

Photo credits: Twitter

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