Quando un drone non identificato sorvola la pista di un aeroporto internazionale e costringe alla cancellazione di decine di voli, la domanda non è più teorica: chi interviene, e con quali strumenti? La Germania ha risposto con una legge concreta. Il gabinetto del cancelliere Friedrich Merz ha approvato nell’ottobre 2025 una norma che ridisegna in modo significativo i poteri della polizia federale in Germania, attribuendo alle forze dell’ordine la capacità di intercettare, dirottare e — se necessario — abbattere i droni che minacciano la sicurezza pubblica. Una svolta che segna una nuova stagione per la sicurezza interna tedesca e che si inserisce in un contesto europeo sempre più attento alla minaccia proveniente dai cieli.
Per capire la portata della decisione, occorre partire dai fatti che l’hanno resa necessaria. Nel corso del 2025, oltre 2.000 droni sospetti hanno sorvolato il territorio tedesco, secondo quanto documentato dalle autorità competenti. Non si tratta di episodi isolati o di appassionati di fotografia aerea che sconfinano inavvertitamente: molti di questi casi mostrano elementi che, secondo le indagini, rimandano a navi fantasma di origine russa operative nel Mar Baltico e nel Mare del Nord, utilizzate come piattaforme di lancio per velivoli senza pilota destinati a operazioni di ricognizione o destabilizzazione.
Le conseguenze concrete non si sono limitate alla sfera della sicurezza nazionale in senso stretto. Avvistamenti di droni non identificati nei pressi degli aeroporti di Monaco e Francoforte — due degli scali più trafficati d’Europa — hanno causato interruzioni del traffico aereo, cancellazioni di voli e ritardi significativi per migliaia di passeggeri. Episodi che hanno reso evidente quanto la minaccia dei droni sia capace di colpire la vita quotidiana dei cittadini, non soltanto le infrastrutture militari o i siti sensibili.
Di fronte a questo scenario, il governo tedesco ha ritenuto che gli strumenti giuridici e operativi a disposizione della polizia federale tedesca fossero inadeguati. La legge approvata in ottobre nasce proprio da questa valutazione.
Il cuore della riforma riguarda direttamente i poteri della polizia federale in Germania in materia di contrasto ai droni. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha sintetizzato l’obiettivo con chiarezza: «Facciamo in modo che la polizia federale possa avere tutti i mezzi tecnici contro i droni», annunciando contestualmente che la distruzione dei velivoli senza pilota sarà regolamentata e consentita agli agenti federali.
In termini operativi, la legge prevede che la polizia federale disponga di tre tipologie di intervento nei confronti di un drone ritenuto pericoloso o sospetto:
Questa gerarchia di intervento riflette un principio di proporzionalità: la distruzione è l’ultima risorsa, non la prima risposta. Un approccio che tiene conto sia dell’efficacia operativa sia delle implicazioni legali legate all’uso della forza in spazi aerei civili.
La legge non si limita a definire i poteri in astratto: stabilisce anche le dotazioni concrete che la polizia federale potrà impiegare. Gli agenti specializzati avranno accesso a dispositivi di disturbo del segnale — i cosiddetti jammer — capaci di interrompere la comunicazione tra il drone e il suo operatore, rendendo il velivolo incontrollabile e forzandolo all’atterraggio di emergenza. A questi si affiancano tecniche avanzate di rilevamento, che combinano radar, sensori acustici e sistemi ottici per identificare i droni anche in condizioni di scarsa visibilità o a grande distanza.
La dotazione più innovativa è però quella dei droni intercettori: velivoli senza pilota di proprietà della polizia federale, progettati per avvicinarsi ai droni bersaglio, catturarli con reti o colpirli fisicamente. Si tratta di una tecnologia già sperimentata in ambito militare in diversi Paesi, ma la cui introduzione nel quadro delle forze dell’ordine civili rappresenta una novità significativa per la Germania e per l’Europa intera.
A dicembre 2025 è stata presentata ufficialmente la nuova unità della polizia federale dedicata alla difesa dai droni. Non si tratta di un reparto simbolico o di una task force temporanea: la struttura è concepita per crescere fino a includere 130 specialisti, con competenze che spaziano dall’analisi del segnale radio all’ingegneria aeronautica, dalla tattica operativa al diritto amministrativo applicato all’uso dello spazio aereo.
La scelta di puntare su una forza di questa dimensione riflette la valutazione che la minaccia dei droni non sia un’emergenza passeggera, ma una sfida strutturale destinata a intensificarsi nei prossimi anni. Con la proliferazione dei velivoli senza pilota a uso commerciale e ricreativo — e con il loro crescente impiego in operazioni ostili da parte di attori statali e non statali — la Germania ha deciso di dotarsi di una capacità permanente, non di una risposta improvvisata.
Parallelamente alla creazione dell’unità specializzata, la legge prevede l’istituzione di un centro comune di difesa dai droni, con il compito di coordinare le diverse forze di polizia presenti sul territorio tedesco. La frammentazione delle competenze tra polizia federale, polizie dei Länder e altre autorità di sicurezza è stata individuata come uno dei principali punti deboli del sistema attuale: il nuovo centro mira a superare questa dispersione, creando un punto di riferimento unico per la raccolta delle informazioni, l’analisi delle minacce e il coordinamento degli interventi.
Il centro comune non avrà soltanto una funzione operativa, ma anche un ruolo strategico nella definizione delle procedure e degli standard tecnici. In un Paese federale come la Germania, dove le competenze in materia di sicurezza interna sono storicamente ripartite tra livello federale e livello dei singoli Stati, costruire un sistema di coordinamento efficace è una sfida tanto politica quanto organizzativa. La scelta di affidare questo compito a un centro dedicato, piuttosto che a una semplice estensione delle strutture esistenti, segnala la volontà di creare qualcosa di nuovo, non di rattoppare l’esistente.
Per approfondire il quadro normativo europeo in cui si inserisce questa riforma, è utile consultare le analisi dell’ANSA sulla legge tedesca sui droni, che ricostruiscono in dettaglio le dichiarazioni del ministro Dobrindt e il percorso parlamentare della norma.
Uno degli aspetti più inquietanti del fenomeno documentato in Germania nel 2025 riguarda l’origine di molti dei droni sospetti individuati. Le indagini condotte dalle autorità tedesche hanno rilevato, in numerosi casi, elementi che rimandano a cosiddette navi fantasma russe: imbarcazioni che navigano senza rispettare le normali procedure di identificazione e tracciamento, e che vengono utilizzate come piattaforme mobili per il lancio di droni destinati a operazioni di ricognizione su infrastrutture critiche, basi militari e siti industriali strategici.
Questo scenario colloca la nuova legge tedesca in un contesto che va ben oltre la semplice sicurezza dell’aviazione civile. La difesa dai droni diventa, in questa prospettiva, un elemento della più ampia risposta tedesca — e occidentale — alle operazioni di influenza e destabilizzazione condotte da attori statali ostili. Non è un caso che la presentazione della nuova unità specializzata, avvenuta a dicembre 2025, sia stata accompagnata da una comunicazione istituzionale che ha sottolineato con forza la dimensione della sicurezza nazionale, non soltanto quella dell’ordine pubblico.
La distinzione è importante: un drone che disturba il traffico aereo di Francoforte è un problema di ordine pubblico; un drone che sorvola un impianto di stoccaggio di materiale militare o una centrale elettrica è una questione di sicurezza nazionale. La nuova legge attribuisce alla polizia federale strumenti che coprono entrambe le dimensioni, creando di fatto una zona di sovrapposizione tra competenze tradizionalmente distinte.
La mossa tedesca non avviene nel vuoto. Diversi Paesi europei stanno affrontando sfide simili e stanno sviluppando risposte legislative e operative proprie. La Francia ha potenziato le capacità anti-drone in vista delle grandi manifestazioni sportive. Il Regno Unito ha già introdotto norme che consentono alle forze di sicurezza di abbattere droni in determinate circostanze. I Paesi baltici, in prima linea rispetto alla minaccia proveniente dall’est, hanno adottato misure ancora più stringenti.
La Germania, con la sua tradizione di rigore costituzionale e con un sistema federale che rende ogni espansione dei poteri delle forze dell’ordine un esercizio delicato, si muove con la consapevolezza che ogni scelta normativa sarà sottoposta a scrutinio. La legge approvata dal gabinetto Merz dovrà completare il suo iter parlamentare prima di entrare pienamente in vigore, e il dibattito nelle aule del Bundestag sarà certamente animato.
Per chi voglia seguire l’evoluzione del quadro normativo europeo sulla sicurezza dei droni, la ricostruzione della TV svizzera offre un punto di vista esterno e documentato sull’impatto della legge tedesca nel contesto regionale.
La polizia federale tedesca, grazie ai nuovi poteri approvati dal gabinetto Merz nell’ottobre 2025, può intercettare droni sospetti, prenderne il controllo, dirottarli o abbatterli se necessario. Dispone di jammer, droni intercettori e tecniche avanzate di rilevamento.
Secondo i dati verificati, nel 2025 oltre 2.000 droni sospetti hanno sorvolato il territorio tedesco, con numerosi casi riconducibili a navi fantasma di origine russa.
La nuova unità della polizia federale dedicata alla difesa dai droni è stata presentata ufficialmente a dicembre 2025. Crescerà fino a includere 130 specialisti.
La legge approvata dal gabinetto Merz e la presentazione della nuova unità specializzata segnano un punto di svolta nella storia recente della sicurezza interna tedesca. I poteri della polizia federale in Germania vengono ridisegnati per rispondere a una minaccia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascientifica: migliaia di droni sospetti che sorvolano aeroporti, infrastrutture critiche e siti sensibili, con tracce che portano a operazioni di destabilizzazione orchestrate da attori statali stranieri. La risposta tedesca — strutturata, dotata di risorse e inserita in un quadro normativo chiaro — rappresenta un modello che altri Paesi europei osserveranno con attenzione. Resta da vedere come il Parlamento modellerà la legge nel suo iter definitivo e come la nuova unità specializzata si integrerà nel sistema di sicurezza federale: ma la direzione è tracciata, e i cieli tedeschi non saranno più uno spazio senza regole.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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