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Germania: Merz rivendica stabilità della coalizione mentre l’AfD cresce nei sondaggi

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Redazione Velvet

La coalizione Germania-Merz sotto pressione: l’AfD avanza e il voto di settembre si avvicina

A poco più di sei settimane dalle elezioni federali del 20 settembre 2026, la Germania vive uno dei momenti politicamente più tesi della sua storia recente. La coalizione Germania Merz — l’alleanza di governo tra CDU-CSU e SPD guidata dal cancelliere Friedrich Merz — si trova a fronteggiare una pressione senza precedenti: i sondaggi mostrano un’Alternative für Deutschland in costante crescita, capace di raggiungere e in alcuni casi superare il blocco conservatore nei consensi nazionali. È uno scenario che avrebbe sembrato impensabile solo pochi anni fa, e che oggi ridisegna radicalmente il panorama politico tedesco.

Il dato più clamoroso viene dall’istituto Forsa, che a metà agosto ha rilevato l’AfD al 26%, davanti alla CDU-CSU ferma al 25%. Un’altra rilevazione aveva già segnalato un pareggio tecnico al 24% tra i due schieramenti. In Sassonia-Anhalt, Land dell’est del paese, il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla tocca addirittura il 41%, un numero che racconta quanto profonda sia la frattura tra le regioni orientali e il resto della Germania. Sono cifre che la coalizione di governo non può ignorare, e che rendono ogni settimana che precede il voto decisiva per il destino del governo Merz.

Il contesto: come si è arrivati a questo punto

Per capire la portata di quanto sta accadendo, è utile fare un passo indietro. L’AfD non è una novità nel panorama tedesco: nata nel 2013 come partito euroscettico, si è progressivamente radicalizzata assumendo posizioni di estrema destra su immigrazione, identità nazionale e politica estera. Alle ultime elezioni federali aveva già ottenuto un risultato significativo, ma ciò che emerge dai sondaggi attuali è qualcosa di diverso: non si tratta più di una crescita marginale o di un picco congiunturale, bensì di una tendenza strutturale che si consolida mese dopo mese.

Come analizzato dalla Rivista il Mulino, l’ascesa dell’AfD è alimentata da una combinazione di fattori: la percezione diffusa di un’élite politica distante dai problemi quotidiani, le difficoltà economiche di ampi strati della popolazione, la questione migratoria e un senso di insicurezza che i partiti tradizionali faticano ad intercettare. In questo contesto, il partito di Weidel e Chrupalla si è posizionato come unica alternativa radicale al sistema, raccogliendo consensi sia tra gli elettori delusi della sinistra sia tra quelli che avevano abbandonato la CDU.

La coalizione CDU-CSU e SPD, dal canto suo, si trova in una posizione non facile: deve governare cercando di dare risposte concrete agli elettori, senza però cedere alle tentazioni di inseguire l’AfD sul terreno che le è più congeniale. Un equilibrio difficile, che Merz ha cercato di mantenere con il suo discorso alla nazione tenuto al Bundestag a metà luglio 2026, in cui ha illustrato la direzione del governo e le priorità dell’esecutivo per i mesi a venire.

La coalizione Germania-Merz: struttura e sfide interne

La coalizione guidata da Friedrich Merz unisce la CDU-CSU, il blocco conservatore di centro-destra storicamente dominante nella politica tedesca, con la SPD, il partito socialdemocratico. Si tratta di una grande coalizione — una formula che la Germania conosce bene, avendola sperimentata in diverse fasi della sua storia repubblicana — ma che porta con sé tensioni intrinseche: due partiti con culture politiche e basi elettorali differenti, chiamati a governare insieme in un momento di forte pressione esterna.

Le sfide interne non mancano. La SPD, che alle ultime elezioni aveva già sofferto una contrazione significativa dei propri consensi, deve fare i conti con un elettorato tradizionale che in parte si è spostato verso altre formazioni. La CDU-CSU, invece, affronta la concorrenza diretta dell’AfD sul proprio fianco destro, con il rischio concreto di perdere ulteriori voti verso un partito che propone soluzioni più radicali sulle questioni che più preoccupano gli elettori conservatori. Tenere insieme queste due anime, mantenendo al contempo una linea di governo coerente, è la sfida quotidiana di Merz.

Il cancelliere, che ha preso le redini della CDU dopo anni di leadership Merkeliana e ha poi conquistato la cancelleria, si trova ora a dover dimostrare che la sua coalizione è in grado di governare efficacemente fino alle elezioni di settembre e, possibilmente, di uscire da quel voto con un mandato rinnovato. Non è un compito semplice, in un clima politico in cui la fiducia nelle istituzioni è messa a dura prova.

L’AfD di Weidel e Chrupalla: una forza sempre più consolidata

Alice Weidel e Tino Chrupalla guidano un partito che ha saputo trasformarsi da forza di protesta in un’organizzazione politica strutturata, capace di attrarre consensi in tutte le regioni del paese, con particolare forza nei Länder orientali. Il dato del 41% in Sassonia-Anhalt non è un caso isolato: racconta di un territorio in cui l’AfD è diventata il punto di riferimento per una larga parte della popolazione, un fenomeno che le autorità tedesche e gli osservatori internazionali seguono con attenzione crescente.

Come riportato da Repubblica, l’onda dell’AfD ha raggiunto anche Berlino, con il partito che si afferma come prima forza nei sondaggi nazionali in alcune rilevazioni. Questo significa che il partito non è più confinato alle periferie o alle aree rurali dell’est, ma ha conquistato una presenza significativa anche nella capitale e nelle grandi città, tradizionalmente più aperte e cosmopolite.

La strategia di Weidel e Chrupalla è stata quella di mantenere un profilo aggressivo sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, pur cercando di presentarsi come un’alternativa di governo credibile, in grado di attrarre anche elettori moderati stanchi della grande coalizione. Una narrazione che ha trovato terreno fertile in un paese che attraversa difficoltà economiche e una profonda crisi di identità politica.

I sondaggi e il loro significato politico

I numeri dei sondaggi meritano un’analisi più approfondita, perché non tutti i dati dicono la stessa cosa. A seconda dell’istituto di rilevazione e del momento in cui la raccolta dati è stata effettuata, si registrano variazioni significative: il pareggio al 24% tra AfD e CDU-CSU rilevato da alcuni istituti, il 26% dell’AfD contro il 25% della CDU-CSU nel sondaggio Forsa di metà agosto, e infine le rilevazioni che vedono l’AfD stabilmente al 25% come primo partito nazionale. Queste oscillazioni non contraddicono il quadro generale, ma mostrano quanto il panorama sia fluido e quanto ogni settimana possa portare novità significative.

Va detto che i sondaggi, per quanto importanti, non sono un voto. La Germania ha un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, e la composizione del Bundestag dipende non solo dai voti ai singoli partiti ma anche dalle circoscrizioni uninominali. Inoltre, la questione del cosiddetto “cordon sanitaire” — il rifiuto di tutti i partiti tradizionali di formare coalizioni con l’AfD — rimane un elemento centrale del sistema politico tedesco, anche se la sua tenuta viene messa alla prova ogni volta che i numeri dell’estrema destra crescono.

Se l’AfD dovesse confermare alle elezioni del 20 settembre i risultati che i sondaggi le attribuiscono, la formazione di un nuovo governo senza di essa richiederebbe coalizioni complesse e potenzialmente instabili, coinvolgendo più partiti e richiedendo compromessi difficili. È uno scenario che la classe politica tedesca sta già cominciando a discutere, pur senza sbilanciarsi pubblicamente.

Il discorso di Merz al Bundestag e la narrativa della stabilità

A metà luglio 2026, Friedrich Merz ha preso la parola al Bundestag per un discorso alla nazione che ha rappresentato uno dei momenti più significativi del suo mandato. In quell’occasione, il cancelliere ha cercato di riposizionare la narrativa del suo governo, illustrando le priorità dell’esecutivo e cercando di trasmettere un messaggio di continuità e solidità istituzionale in un momento di forte pressione politica.

Il discorso di Merz è stato letto da molti osservatori come un tentativo di rassicurare sia gli alleati della coalizione sia gli elettori moderati, in un momento in cui i sondaggi mostravano una crescita sostenuta dell’AfD. La sfida per il cancelliere è quella di tutti i leader di governo che si trovano a fronteggiare una forza populista in ascesa: rispondere alle preoccupazioni degli elettori senza legittimare le posizioni dell’avversario, mantenere la coerenza programmatica senza sembrare distanti dalla realtà quotidiana dei cittadini.

Non è un equilibrio facile da trovare, e la storia politica europea degli ultimi anni mostra quante volte i partiti tradizionali abbiano fallito in questo tentativo, perdendo terreno sia a destra che a sinistra. La coalizione Germania-Merz sa di giocare una partita decisiva non solo per il proprio futuro, ma per l’intero assetto democratico del paese.

Settembre 2026: cosa aspettarsi dalle elezioni federali

Con le elezioni federali fissate per il 20 settembre 2026, il tempo a disposizione della coalizione è limitato. Ogni settimana che passa è un’opportunità per segnare punti sull’avversario, ma anche un rischio di nuovi scivoloni che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione nei sondaggi. I partiti sono già in modalità campagna, e il dibattito pubblico si concentra sempre di più sui temi che tradizionalmente avvantaggiano l’AfD: immigrazione, sicurezza, costo della vita, identità nazionale.

La CDU-CSU di Merz cercherà di recuperare terreno puntando sulla propria credibilità di governo e sull’esperienza amministrativa, cercando di differenziarsi dall’AfD pur intercettando le preoccupazioni degli elettori più conservatori. La SPD, invece, dovrà convincere il proprio elettorato tradizionale che la partecipazione alla grande coalizione ha prodotto risultati concreti, evitando di essere percepita come la parte debole di un governo in difficoltà.

L’incognita più grande rimane quella dell’affluenza e della distribuzione geografica del voto: se nei Länder orientali l’AfD dovesse confermare percentuali vicine al 40%, il quadro nazionale ne risulterebbe profondamente influenzato, rendendo ancora più difficile la costruzione di una maggioranza alternativa nel nuovo Bundestag.

La Germania e l’Europa: le implicazioni internazionali

Quello che accade in Germania non è una questione interna al paese: la Germania è la prima economia europea e uno dei pilastri dell’Unione Europea. Un eventuale cambiamento radicale negli equilibri politici di Berlino avrebbe ripercussioni immediate sulle istituzioni comunitarie, sulle politiche di difesa, sulla gestione dei flussi migratori a livello europeo e sulla tenuta delle alleanze atlantiche. Non a caso, i risultati dei sondaggi tedeschi vengono seguiti con attenzione dai cancellerie di tutta Europa e dai principali alleati internazionali della Germania.

L’ascesa dell’AfD si inserisce in un quadro più ampio di crescita dei partiti di estrema destra in diversi paesi europei, un fenomeno che mette alla prova la capacità delle democrazie liberali di rispondere alle sfide del presente senza cedere alle sirene del populismo nazionalista. La Germania, con la sua storia particolare e la sua tradizione costituzionale fondata sull’antifascismo, rappresenta un test particolarmente significativo per la tenuta di questo modello.

Le prossime settimane saranno decisive. La coalizione Germania-Merz ha ancora la possibilità di invertire la tendenza nei sondaggi e di presentarsi alle urne il 20 settembre con un messaggio credibile di stabilità e competenza. Ma i numeri che arrivano dagli istituti di rilevazione mostrano quanto sia ripido il sentiero che il cancelliere e i suoi alleati devono percorrere. Quello che è certo è che il voto di settembre sarà uno dei più importanti nella storia recente della Repubblica Federale, e il suo esito ridisegnerà non solo la politica tedesca ma, in misura significativa, quella dell’intero continente europeo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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