Rientro delle salme degli italiani uccisi a Dacca. L’Italia nella morsa del dolore

Previsto per oggi, 5 luglio, il rientro delle salme degli italiani uccisi venerdì nella Holey Artisanal Bakery di Dacca in Babgladesh. I feretri delle vittime verranno accolti a Ciampino dai familiari, dal ministro degli Esteri Gentiloni e dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Si conoscevano tutti i 9 italiani uccisi a Dacca da un commando di terroristi. Spesso si ritrovavano nei locali alla moda della capitale del Bangladesh, per cenare insieme e per sentirsi un po’ a casa, così è stato anche venerdì 1 luglio, la sera del massacro. Il Bangladesh ha concluso i due giorni di lutto nazionale con una cerimonia di Stato nello stadio dell’esercito a Dacca in cui la premier Sheik Hasina, vari ministri, diplomatici stranieri e molta gente comune si sono raccolti davanti ai feretri delle 20 vittime, di cui ben nove italiane. Ecco i nomi delle vittime e le loro storie.

Bangladesh

CLAUDIA MARIA D’ANTONA

Torinese di 56 anni era al ristorante con il marito Gian Galeazzo Boschetti, l’unico sopravvissuto alla strage, grazie a una telefonata. Claudia era una era managing directror della Fedo Trading Ltd, di cui il marito era partner, ed era volontaria della croce verde. Come paramedico era stata presente nel 1980-1981 in Irpinia all’indomani del terremoto e durante l’incendio del cinema Statuto di Torino nel 1983. La coppia viveva da oltre vent’anni in Bangladesh, dopo un’amicizia molto lunga i due avevano deciso di sposarsi e due anni fa hanno coronato il loro sogno d’amore, davanti all’ambasciatore italiano del Bangladesh, lo stesso che Boschetti ha chiamato venerdì sera per avvertire del massacro.

CLAUDIO CAPPELLI

Anche Claudio Cappelli era un imprenditore. “Eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo rivisti al suo ritorno dal Bangladesh, ci eravamo conosciuti lo scorso 14 giugno in un incontro al Consolato generale del Paese asiatico a Milano in cui gli imprenditori italiani avevano illustrato le loro esperienze nello stato che rappresento. Era entusiasta del suo lavoro“. Sotto choc, il console generale onorario del Bangladesh in Veneto, l’avvocato Gianalberto Scarpa Basteri, ricorda Cappelli, residente in Lombardia, ucciso dai terroristi jihadisti al caffè di Dacca.

VICENZO D’ALLESTRO

Era originario del Casertano, di Piedimonte Matese, e si era trasferito ad Acerra (Napoli) nell’ottobre del 2015. Vincenzo D’Allestro, 46 anni, era nato a Wetzikon, in Svizzera, D’Allestro era nel locale in compagnia di un’altra delle vittime italiane, Nadia Benedetti, che nella capitale aveva un negozio.

MARIA RIBOLI

Maria Riboli era nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni. Lavorava nel settore dell’abbigliamento e si trovava in viaggio per lavoro per conto di un’impresa tessile. Da qualche settimana era in Bangladesh. Si trovava all’Holey Artisan Bakery seduta a un tavolino con alcune persone, quando sarebbe stata uccisa da una granata, lanciata da uno dei terroristi islamici.

MARCO TONDAT

Dopo lavori stagionali, divenuti necessari in tempo di crisi, Marco Tondat, 39 anni, di Cordovado (Pordenone), aveva trovato la sua opportunità in Bangladesh come supervisore in un’azienda tessile. Un lavoro stabile che gli permetteva di soddisfare al meglio le esigenze della sua figlioletta di cinque anni. “Viveva per la sua piccina”, ha riferito una delle più care amiche di Tondat, spiegando perché l’uomo aveva accettato un incarico a lungo termine nel Paese asiatico. “Restava lì per assicurarle un avvenire migliore – ha continuato la donna -. In Italia aveva lavorato come stagionale al mare, ma le risorse non erano sufficienti per un mantenimento degno della figlia, dopo che si era separato dalla moglie. Allora è partito“. Sarebbe dovuto rientrare a casa lunedì, come ha riferito il fratello Fabio.

SIMONA MONTI

Simona Monti, giovane di 33 anni, era di Magliano Sabina (Rieti), conosceva il cinese e viveva in Bangladesh da un anno e mezzo dove lavorava per una azienda di tessuti come consulente. Solare e amante della vita da poco aveva scoperto di aspettare un bambino, anche lei sarebbe dovuta rientrare in Italia lunedì.

CRISTIAN ROSSI

Cristian Rossi, era di Feletto Umberto (Udine), dove l’uomo abitava con la famiglia. 47 anni, imprenditore, sposato e padre di due gemelline di 3 anni, era stato manager alla Bernardi. Dopo alcuni anni si era messo in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro.”Una famiglia distrutta”, come ha detto il sindaco di Tavagnacco, Gianluca Maiarelli. In occasione dei funerali, ha riferito il sindaco, l’amministrazione pensa già di “proclamare il lutto cittadino”. La famiglia, però, ha chiesto riservatezza, in particolare per proteggere le due bambine, ignare della morte del papà.

ADELE PUGLISI

Stava per rientrare a casa Adele Puglisi, 54 anni. Una donna buona, solare, che amava viaggiare e il mare. Era così per gli amici e i parenti. Assassinata alla vigilia del suo rientro a Catania, dove abitava, anche se nella sua città d’origine, raccontano i vicini, “stava al massimo 20 giorni l’anno”, perché era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro“. Su Facebook ricostruiva la sua vita lavorativa: era a Studiotex fino al 2010, poi è partita e si è trasferita nello Sri Lanka. Fino ad aprile del 2014 quando ha cominciato a lavorare per Artsana, come manager quality control a Dacca. A Catania abitava in un antico palazzo di una stretta via di uno storico rione, dove sarebbe dovuta ritornare oggi.

NADIA BENEDETTI

Per lei Dacca era come una seconda casa. Nadia Benedetti era di Viterbo e lavorava da anni nel settore tessile, sia per un gruppo con sede a Londra, la Studiotex, sia per la ditta di famiglia, la Bengler .La sua passione principale era il lavoro che già da vent’anni l’aveva portata a trasferirsi in Bangladesh, un paese che per lei era divenuto una sorte di seconda patria. “Un branco di bestie ce l’ha portata via – dice ancora il post della nipote Giulia – “non lasciate che si perda il suo ricordo, non dimenticate cosa è successo, non permettete a questi pazzi di commettere altre stragi”.

Photo Credits: Twitter

Gestione cookie