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“Dottoressa si abbassi le mutande”. Perquisizione shock al concorso per magistrati

Domenico Coviello 01/02/2018
"Dottoressa si abbassi le mutande". Perquisizione shock al concorso per magistrati

Una giovane avvocatessa, Cristiana Sani, 30 anni, ha reso nota la violenta perquisizione subita a Roma durante il concorso per magistrati lo scorso 26 gennaio. E al suo post di denuncia su Facebook farà presto seguito un esposto al Csm e alla Procura.

La ragazza stava svolgendo la terza prova dell’esame alla Fiera di Roma quando lei e altre candidate sono state costrette da due agenti di polizia penitenziaria a spogliarsi interamente, in pubblico, per mostrare di non avere addosso bigliettini. “Il clima era pesante e intimidatorio”, ha raccontato Sani al quotidiano Repubblica. “Ho visto una ragazza uscire dal bagno piangendo“.

“VOLEVANO FARCI USARE I BAGNI ESTERNI…”

Intervistata, ha ricostruito l’accaduto: dopo le prime due ore e mezzo di esame, ai candidati è stato concesso di andare in bagno. Per sfoltire la fila davanti al bagno delle donne, due agenti di polizia penitenziaria hanno ordinato ad alcune candidate di usare i servizi esterni, ma loro si sono rifiutate: “Faceva freddo”, spiega Sani, “e avrebbero perso tempo prezioso per ultimare la prova”.

“SIGNORINA SI SPOGLI…”

Secondo il racconto della aspirante magistrata, gli agenti hanno reagito con rabbia iniziando a perquisire le candidate in cerca di bigliettini e trattandole con durezza: “Mi hanno detto di mettermi in un angolo del corridoio del bagno, dove chiunque poteva vedermi, chiedendomi di alzare la maglietta e di slacciare il reggiseno. Poi mi hanno chiesto di tirare giù i pantaloni“. Quando le hanno chiesto di togliersi anche le mutande, Sani ha rifiutato. “Mi sentivo umiliata, ferita“, continua. “Eppure lavoro nei centri anti violenza e credevo di essere pronta a reagire a un abuso del genere“.

Cristiana Sani (foto dal suo profilo Facebook)

Photo credits: Twitter, Facebook

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