Categorie: Mondo

Siria: la crisi economica si aggrava con i rialzi dei carburanti

Pubblicato da
Redazione Velvet

La Siria si trova di fronte a una delle sue fasi più delicate dal cambio di regime: la crisi economica siriana legata ai carburanti ha raggiunto un punto di rottura a settembre 2026, quando il governo guidato dal presidente Ahmed al-Sharaa ha annunciato rincari significativi su diesel, benzina e gas da cucina, scatenando un’ondata di proteste in tutto il paese. Sono le manifestazioni più ampie e partecipate da quando Bashar al-Assad è caduto nel dicembre 2024, e raccontano una storia complessa: quella di una nazione che cerca di ricostruirsi, ma che deve fare i conti con un’economia a pezzi e una popolazione allo stremo.

I rincari che hanno fatto esplodere la piazza

L’annuncio è arrivato nel corso di un fine settimana, senza grandi preavvisi pubblici, e ha colpito tre categorie di carburante in modo differenziato ma pesante. Il gas da cucina ha subito un aumento fino al 9%, la benzina è salita fino al 25% — con alcune fonti che indicano un incremento del 28% — mentre il diesel ha registrato il balzo più drammatico: fino al 40%, passando da 125 a 175 sterline siriane al litro. Non si tratta di ritocchi marginali: sono aumenti che, in un contesto di povertà diffusa e salari bassissimi, si traducono immediatamente in un peggioramento della qualità della vita quotidiana.

Il diesel, in particolare, è il carburante che muove l’economia reale del paese: alimenta i generatori che suppliscono alle frequenti interruzioni di corrente, i camion che trasportano merci, i mezzi agricoli. Un rincaro del 40% su questa voce ha effetti a cascata su quasi ogni settore produttivo. Sebbene i dati specifici sull’impatto sui prezzi alimentari e sui trasporti non siano stati ancora sistematicamente rilevati da fonti verificate, la logica economica è evidente: quando il costo del trasporto sale, i prezzi al consumo seguono.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la struttura stessa del mercato energetico siriano. La Siria importa oltre il 60% del diesel consumato internamente e circa un terzo della benzina. Questo significa che il paese è fortemente esposto alle fluttuazioni dei mercati internazionali e ai costi logistici delle importazioni, senza disporre di riserve strategiche sufficienti a tamponare gli shock. La dipendenza dall’estero, combinata con la svalutazione della moneta e le sanzioni internazionali ancora in vigore su alcune componenti dell’economia, crea un circolo vizioso difficile da spezzare.

La crisi economica siriana e i carburanti: radici profonde

Per capire perché i rincari dei carburanti abbiano avuto un effetto così dirompente, bisogna inquadrare la crisi economica siriana nel suo contesto storico. Oltre un decennio di guerra civile ha distrutto infrastrutture, disperso capitale umano, azzerato investimenti esteri e polverizzato la valuta nazionale. Il regime di Assad aveva mantenuto un sistema di sussidi energetici che, pur distorcendo il mercato, garantiva una sorta di ammortizzatore sociale per le fasce più vulnerabili della popolazione.

👉 Leggi anche: La Siria dopo al-Assad: il nuovo governo affronta tensioni curde e eredità di guerra

Con la caduta di Assad nel dicembre 2024, il nuovo governo si è trovato a ereditare un apparato statale svuotato di risorse e un sistema di sussidi insostenibile. La scelta di ridurre i sussidi e lasciare che i prezzi si avvicinino ai valori di mercato è, in astratto, una misura di risanamento fiscale comprensibile. Ma in un paese dove una parte consistente della popolazione vive in condizioni di povertà acuta, ogni aumento dei prezzi energetici ha un impatto immediato e sproporzionato.

Il governo al-Sharaa si trova quindi in una posizione di straordinaria difficoltà: deve riformare un’economia disfunzionale senza disporre dei mezzi finanziari per proteggere i ceti più vulnerabili durante la transizione. E deve farlo in un contesto politico ancora fragile, dove la legittimità delle istituzioni è ancora in costruzione e la fiducia pubblica è una risorsa scarsa.

Le proteste: una mobilitazione senza precedenti dal post-Assad

Le strade di diverse città siriane si sono riempite di manifestanti nei giorni intorno al 13 e 14 settembre 2026. Le proteste hanno assunto forme diverse: cortei, assemblee spontanee, ma anche blocchi stradali in varie zone del paese, un segnale che la rabbia non era solo verbale ma si traduceva in azioni concrete di interruzione della vita economica normale.

È importante sottolineare che queste sono state le manifestazioni più significative dalla caduta di Bashar al-Assad, avvenuta nel dicembre 2024. In meno di due anni di governo transitorio, il nuovo esecutivo non aveva mai affrontato una contestazione popolare di questa portata. Il fatto che si sia materializzata proprio sul tema dei carburanti non è casuale: è la questione che tocca più direttamente la vita quotidiana di ogni siriano, indipendentemente dalla collocazione geografica o dall’appartenenza politica.

La risposta istituzionale non si è fatta attendere. Il Parlamento siriano ha convocato il ministro dell’Energia per rispondere delle misure adottate e per fornire spiegazioni alla rappresentanza popolare. È un segnale interessante: indica che le istituzioni post-Assad stanno cercando di funzionare secondo meccanismi di accountability democratica, anche se il percorso di consolidamento istituzionale è ancora lungo e incerto.

👉 Leggi anche: Siria e Russia accordo storico: Damasco riprende il controllo delle basi militari mediterranee

Il peso della dipendenza energetica

La questione dei carburanti in Siria non è solo una questione di prezzi: è una questione strutturale che rivela la fragilità dell’intera architettura economica del paese. Importare oltre il 60% del diesel significa essere esposti a qualsiasi perturbazione delle catene di fornitura globali, ai tassi di cambio, alle politiche dei paesi produttori. Significa anche che una parte rilevante della spesa pubblica — o della spesa delle famiglie — esce dal paese, invece di circolare nell’economia interna.

Prima della guerra, la Siria era un paese con una produzione petrolifera propria, modesta ma significativa. I conflitti hanno danneggiato i pozzi e le infrastrutture di raffinazione, riducendo drasticamente la capacità produttiva interna. Ricostruire quel settore richiederebbe investimenti massicci che il governo attuale non ha, e richiederebbe anche un clima di sicurezza e stabilità che non è ancora pienamente garantito in tutte le regioni del paese.

Nel frattempo, la popolazione paga il conto. I generatori domestici — che in molte aree sono l’unica fonte di elettricità durante le frequenti interruzioni della rete — consumano diesel. I fornai usano gasolio per i loro forni. I contadini usano carburante per irrigare i campi. Ogni aumento del prezzo del diesel si propaga, silenziosamente ma inesorabilmente, lungo tutta la catena economica.

Domande aperte sul futuro del paese

Le proteste di settembre 2026 pongono interrogativi seri sulla tenuta del governo al-Sharaa e sulla direzione che prenderà la transizione siriana. Il presidente ha ereditato un paese in macerie e si trova a dover compiere scelte economiche dolorose in un contesto in cui qualsiasi errore di comunicazione o di gestione può trasformarsi in una crisi politica.

La convocazione del ministro dell’Energia da parte del Parlamento è un primo passo: dimostra che esiste un meccanismo di controllo istituzionale. Ma la vera sfida è trovare soluzioni che consentano di ridurre la dipendenza dalle importazioni, di attirare investimenti nel settore energetico e di costruire una rete di protezione sociale per le fasce più vulnerabili. Per approfondire il contesto della transizione siriana e le sue implicazioni regionali, è utile consultare le analisi di ANSA MED, che segue da vicino le dinamiche del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Quello che le piazze siriane hanno comunicato con chiarezza in questi giorni è che la pazienza della popolazione ha un limite. La caduta di Assad ha alimentato speranze enormi; le difficoltà economiche quotidiane rischiano di eroderle con la stessa rapidità. La crisi dei carburanti in Siria non è solo una questione di prezzi alla pompa: è il termometro di una transizione che deve ancora trovare il suo equilibrio, e che il governo al-Sharaa non può permettersi di gestire con leggerezza.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione Velvet

Pubblicato da
Redazione Velvet

Articoli Recenti

AfD tedesca fa storia in Sassonia-Anhalt: Tobias Rausch primo presidente di parlamento di estrema destra dal 1945

Il 6 ottobre 2026 Tobias Rausch dell'AfD è eletto presidente del Landtag della Sassonia-Anhalt, primo…

10/10/2026

Canada e UE: Carney propone un’associazione strategica al di là del commercio

Mark Carney propone un'associazione strategica Canada UE oltre il commercio, focalizzata su energia, intelligenza artificiale…

10/10/2026

Carles Puigdemont può tornare in Spagna: revocato il mandato d’arresto

Il mandato d'arresto nei confronti di Carles Puigdemont è stato revocato il 6 ottobre 2026.…

09/10/2026

Irlanda boicotta l’Eurovision 2027: la protesta di RTÉ contro la partecipazione di Israele

L'Irlanda boicotta l'Eurovision per il secondo anno consecutivo. RTÉ si ritira dalla competizione 2027 in…

09/10/2026

Anne Carson vince il Nobel per la Letteratura 2026: guida alla lettura dell’autrice canadese

Anne Carson ha vinto il Nobel per la Letteratura 2026. Scopri chi è la poetessa…

09/10/2026

Paramount e Warner Bros. completano la fusione da 81 miliardi: nasce il colosso dell’intrattenimento

La fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery è ufficiale dal 6 ottobre 2026. David…

07/10/2026