Quasi due anni dopo la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2024, quando il regime di Bashar al-Assad crollò in poche ore dopo oltre tredici anni di guerra civile, la Siria dopo Assad si trova ancora a navigare acque profondamente incerte. Il nuovo governo guidato da Ahmed al-Sharaa — già noto come Ahmad al-Shara — deve fare i conti con un paese frammentato, con tensioni etniche irrisolte e con un’eredità umanitaria devastante che pesa su ogni decisione politica.
La caduta del regime e l’ascesa di una nuova leadership
Il collasso del governo di Assad non fu un evento improvviso: arrivò al termine di un conflitto durato circa tredici-quattordici anni, uno dei più lunghi e distruttivi del XXI secolo. A prendere il potere fu una coalizione guidata da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo armato che nelle settimane precedenti aveva condotto un’offensiva fulminante attraverso buona parte del territorio siriano. Al vertice di questa transizione si posizionò Ahmed al-Sharaa, che assunse la guida del nuovo governo siriano con il compito di traghettare il paese verso una qualche forma di stabilità.
La sfida che al-Sharaa si trova davanti è, per usare un’immagine sobria, titanica. La Siria non è mai stata un paese monolitico: è un territorio attraversato da linee di frattura settarie, etniche e regionali che il lungo autoritarismo di Assad aveva tenuto compresse con la forza, non risolte. Ora che quella forza è venuta meno, quelle tensioni tornano a manifestarsi apertamente, e il nuovo governo deve trovare risposte che il vecchio regime non ha mai cercato.
Il nodo curdo: l’accordo in quattordici punti e le sue fragilità
Tra le sfide più urgenti che la Siria dopo Assad si trova ad affrontare, quella curda occupa un posto centrale. Le forze curde controllano ampie porzioni del nord-est del paese e hanno costruito, durante gli anni del conflitto, strutture amministrative e militari proprie. Il loro futuro all’interno di uno stato siriano unificato — o eventualmente federalizzato — è una questione che non ammette risposte facili.
Secondo quanto documentato, tra Damasco e le forze curde è stato raggiunto un accordo articolato in quattordici punti. Si tratta di un segnale che il dialogo è aperto, ma la distanza tra un accordo sulla carta e una reale integrazione politica e militare rimane considerevole. Le tensioni curde sono emerse come una delle sfide più significative dell’intera transizione post-Assad, e ogni passo falso in questa direzione rischia di riaprire fronti che si sperava chiusi.
La questione non è solo interna: le forze curde siriane hanno legami con attori regionali e internazionali — dalla Turchia agli Stati Uniti — che rendono ogni negoziato un esercizio di equilibrismo geopolitico. Qualsiasi accordo stabile dovrà tenere conto di queste pressioni esterne, che spesso si muovono in direzioni opposte.
Le tensioni settarie: un paese diviso in molte Sirie
Il problema curdo è reale e urgente, ma non è l’unico. Le tensioni settarie — tra sunniti, alawiti, cristiani, drusi e altre comunità — persistono nonostante la caduta di Assad. Il vecchio regime aveva costruito la propria legittimità in parte sulla gestione di queste divisioni, favorendo alcune comunità e marginalizzandone altre. Smontare questa architettura del potere senza innescare nuovi conflitti è uno dei compiti più delicati che il governo al-Sharaa si trova davanti.
Le fonti che analizzano la transizione siriana descrivono un paese che assomiglia a un arcipelago di realtà locali, ciascuna con le proprie dinamiche di potere, le proprie milizie e le proprie aspettative rispetto al futuro. Costruire un’autorità centrale credibile in questo contesto richiede tempo, risorse e una legittimità politica che il nuovo governo sta ancora cercando di consolidare.
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L’emergenza umanitaria: sedici milioni senza aiuti
Dietro le grandi questioni politiche c’è una realtà umana che non può essere trascurata. Secondo i dati disponibili, circa sedici milioni di siriani si trovano tuttora privi di accesso adeguato agli aiuti umanitari — una cifra che da sola racconta la portata della crisi ereditata da quattordici anni di guerra. Infrastrutture distrutte, ospedali non funzionanti, scuole inagibili, economie locali devastate: questo è il terreno concreto su cui il nuovo governo deve operare.
La ricostruzione del paese richiederà risorse enormi e il sostegno della comunità internazionale, che finora ha mantenuto un atteggiamento cauto nei confronti del nuovo governo siriano, in parte per via della storia e della natura di HTS, classificata come organizzazione terroristica da diversi paesi occidentali. Questo crea un paradosso difficile da sciogliere: il governo ha bisogno di legittimità internazionale per ottenere fondi e riconoscimento, ma quella legittimità dipende in parte da passi politici che richiedono a loro volta risorse e stabilità.
La transizione politica: un percorso ancora da definire
A quasi due anni dalla caduta di Assad, il quadro politico siriano rimane profondamente fluido. Ahmed al-Sharaa guida un governo di transizione che deve ancora definire con precisione le proprie strutture istituzionali, il proprio orizzonte costituzionale e le modalità con cui intende gestire il passato — comprese le responsabilità per i crimini commessi durante il lungo conflitto.
Secondo le analisi disponibili, la transizione siriana è caratterizzata da molte incertezze: non è chiaro quando e come si terranno elezioni, né quali saranno i meccanismi di rappresentanza per le diverse componenti della società siriana. La costruzione di istituzioni credibili in un paese che ha vissuto decenni di autoritarismo è un processo che non si misura in mesi, ma in anni — forse in decenni.
Per chi vuole approfondire il contesto geopolitico e le analisi sulla transizione, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) pubblica aggiornamenti regolari sulla situazione siriana.
Domande frequenti sulla transizione siriana
Chi governa la Siria oggi?
La Siria è guidata da Ahmed al-Sharaa, leader della coalizione che ha preso il potere dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. La coalizione era guidata da Hayat Tahrir al-Sham (HTS).
Quando è caduto Assad?
Il regime di Bashar al-Assad è collassato nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2024, dopo un conflitto civile durato circa tredici-quattordici anni.
Qual è la situazione dei curdi in Siria?
Le forze curde e il governo di Damasco hanno raggiunto un accordo in quattordici punti, ma le tensioni rimangono significative e la questione dell’integrazione politica e militare è ancora aperta.
Ciò che emerge con chiarezza, guardando alla Siria di oggi, è che la fine di un regime non equivale all’inizio automatico della pace. La Siria dopo Assad è un cantiere aperto, dove ogni progresso politico si misura sullo sfondo di una crisi umanitaria acuta e di fratture sociali profonde. Il cammino è lungo, e i prossimi mesi diranno molto su quanto il nuovo governo riuscirà davvero a trasformare la promessa di un cambiamento in istituzioni funzionanti e in una vita migliore per i sedici milioni di siriani che ancora aspettano aiuto.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
