Skip to content
Velvet News

Velvet News

Tutto su attualità, cronaca, politica, cultura e hi-tech!

  • Cultura e Spettacolo
  • Cronaca
  • Politica
  • Mondo
  • Interviste
  • Home
  • 2026
  • Ottobre
  • 11
  • Duterte rinviato a giudizio dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità
  • Politica

Duterte rinviato a giudizio dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità

Duterte rinviato a giudizio dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. Processo previsto novembre 2026 con accuse di omicidio sistematico.
Redazione Velvet 11/10/2026
Duterte rinviato a giudizio dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità
Segui Velvet News su
Aggiungi ai preferitiGoogle News
Segui Velvet News su Google Discover:
  1. apri l'app Google e vai al feed Discover
  2. cerca Velvet News o apri un nostro articolo
  3. tocca il pulsante Segui accanto al nostro nome

La Corte Penale Internazionale ha stabilito che Rodrigo Roa Duterte, ex presidente delle Filippine, è mentalmente idoneo a comprendere le accuse a suo carico e a esercitare pienamente i propri diritti processuali: un passaggio cruciale che apre la strada al processo a carico dell’ex leader per crimini contro l’umanità. Il caso Duterte–Corte Penale Internazionale rappresenta uno dei procedimenti più significativi e seguiti nella storia recente della giustizia internazionale, con implicazioni profonde non solo per le Filippine ma per l’intero sistema di accountability globale.

Dal mandato d’arresto all’aula: la cronologia del caso

Il percorso giudiziario che ha portato Duterte davanti ai giudici dell’Aia ha radici lontane, ma ha subito un’accelerazione decisiva nel corso del 2025. Il 7 marzo 2025 la Camera preliminare della ICC ha emesso un mandato d’arresto nei confronti dell’ex presidente, segnando un momento storico: per la prima volta un ex capo di Stato asiatico di tale profilo veniva formalmente sottoposto alla giurisdizione della Corte. Appena una settimana dopo, il 14 marzo 2025, Duterte è comparso per la prima volta davanti ai giudici dell’ICC, un’udienza che ha fatto il giro del mondo e che ha sancito l’inizio concreto del procedimento.

Nato il 28 marzo 1945, Duterte ha ricoperto per anni la carica di sindaco di Davao City prima di ascendere alla presidenza delle Filippine. È proprio durante quegli anni a Davao che, secondo l’accusa, si sarebbero consumati alcuni degli episodi più gravi contestati dalla Corte. La sua figura politica è sempre stata controversa: amato da una parte consistente dell’opinione pubblica filippina per la sua immagine di uomo d’ordine, è stato al tempo stesso duramente criticato da organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo.

Le accuse: omicidio e tentato omicidio come crimini contro l’umanità

Le imputazioni a carico di Duterte sono gravi e specifiche: la Corte Penale Internazionale lo accusa di omicidio e tentato omicidio qualificati come crimini contro l’umanità. Non si tratta di reati comuni, ma di condotte che, secondo la giurisprudenza della ICC, devono essere parte di un attacco sistematico o generalizzato contro la popolazione civile. È esattamente questo il nucleo dell’accusa: che le uccisioni contestate non fossero episodi isolati, ma l’espressione di una politica deliberata e organizzata.

Al centro del procedimento c’è il presunto ruolo di Duterte come fondatore e capo del Davao Death Squad (DDS), un gruppo paramilitare che, secondo l’accusa della ICC, avrebbe operato per anni con l’obiettivo di eliminare fisicamente presunti criminali, spacciatori e oppositori. Il DDS è stato oggetto di indagini giornalistiche e di organizzazioni non governative per oltre un decennio, ma è la prima volta che un tribunale internazionale formalizza queste accuse in un procedimento penale contro il vertice politico che avrebbe guidato il gruppo.

👉 Leggi anche: Corte filippina ordina l'arresto della VP Duterte per minacce al presidente Marcos

La distinzione tra la normale attività di contrasto alla criminalità e ciò che la ICC definisce crimine contro l’umanità è fondamentale per comprendere la portata del processo. L’accusa non contesta semplicemente l’uso della forza da parte delle autorità filippine, ma sostiene che esistesse un piano sistematico, con catene di comando, obiettivi selezionati e un’impunità garantita agli esecutori materiali. Dimostrare questo elemento sistematico sarà uno degli snodi centrali del dibattimento.

L’idoneità mentale: un nodo processuale risolto

Prima che il processo potesse entrare nel vivo, si è posto un problema di natura procedurale: la capacità di Duterte, oggi ottantunenne, di partecipare attivamente al proprio processo. La questione non è banale: il diritto internazionale penale garantisce all’imputato il diritto a una difesa effettiva, che presuppone la comprensione delle accuse e la possibilità di istruire i propri legali in modo consapevole.

La Camera della ICC ha ora determinato che Duterte possiede la capacità di comprendere le accuse formulate a suo carico e può esercitare efficacemente i propri diritti processuali. Questa determinazione rimuove un ostacolo potenzialmente significativo e consente al procedimento di proseguire senza ulteriori interruzioni legate allo stato di salute dell’imputato. Duterte si trova attualmente in custodia della ICC, una condizione che lo distingue da molti altri imputati di tribunali internazionali che hanno a lungo eluso la cattura.

Il fatto che l’ex presidente sia fisicamente presente all’Aia e sia stato dichiarato idoneo a partecipare al processo conferisce al procedimento una solidità procedurale non scontata. Storicamente, molti processi internazionali di alto profilo hanno subito lunghi ritardi proprio per questioni legate alla presenza fisica o alla capacità processuale degli imputati.

Le Filippine, la ICC e una storia di tensioni diplomatiche

Il caso Duterte non può essere letto senza tenere conto del contesto politico e diplomatico che lo circonda. Durante la sua presidenza, Duterte aveva annunciato il ritiro delle Filippine dallo Statuto di Roma, il trattato fondativo della Corte Penale Internazionale, con l’obiettivo dichiarato di sottrarsi alla giurisdizione della ICC. Il ritiro è diventato effettivo nel 2019, ma la Corte ha mantenuto la propria competenza sulle condotte avvenute mentre le Filippine erano ancora parti del trattato.

👉 Leggi anche: Hashim Thaci, ex presidente del Kosovo, condannato all'Aia per crimini di guerra

Questa questione giurisdizionale è stata uno degli argomenti più dibattuti nelle fasi preliminari del procedimento. La difesa di Duterte ha contestato la competenza della Corte, sostenendo che il ritiro dello Stato dalle Filippine dallo Statuto di Roma avrebbe dovuto precludere ogni procedimento. I giudici della ICC hanno respinto questa tesi, affermando la propria giurisdizione ratione temporis: le condotte contestate risalgono al periodo in cui le Filippine erano ancora vincolate dallo Statuto, e questo è sufficiente a fondare la competenza della Corte.

Il caso ha anche aperto un dibattito più ampio sulla volontà degli Stati asiatici di cooperare con la ICC. A differenza di molti paesi africani che hanno storicamente avuto rapporti complessi con la Corte, le Filippine rappresentano un caso peculiare: un paese che ha aderito allo Statuto di Roma, poi si è ritirato sotto pressione politica interna, e ora si trova al centro di uno dei procedimenti più importanti nella storia della Corte.

Il significato globale di questo processo

Al di là delle specificità giuridiche e dei dettagli processuali, il caso Duterte–Corte Penale Internazionale pone domande fondamentali sul funzionamento della giustizia internazionale nel ventunesimo secolo. La capacità della ICC di portare davanti ai propri giudici un ex capo di Stato che aveva esplicitamente sfidato la sua autorità è, di per sé, un risultato di rilievo storico.

Le organizzazioni per i diritti umani che per anni hanno documentato le violenze legate alla war on drugs filippina guardano al processo come a un’opportunità di giustizia per le migliaia di famiglie colpite da quelle politiche. Dall’altra parte, i sostenitori di Duterte nelle Filippine continuano a denunciare quello che definiscono un processo politicamente motivato da potenze occidentali ostili alla sovranità filippina.

Indipendentemente dall’esito finale, il procedimento a carico di Rodrigo Roa Duterte è destinato a lasciare un segno duraturo: sul diritto internazionale penale, sulla politica filippina e sul dibattito globale intorno ai limiti del potere sovrano di fronte alle norme universali a tutela dei diritti umani. La Corte dell’Aia, con questo caso, afferma ancora una volta che nessuna carica politica, per quanto elevata, garantisce un’immunità permanente di fronte alle accuse più gravi che il diritto internazionale conosca.

Articoli correlati

  • Alluvioni a Madrigueras in Spagna: una donna di 102 anni muore, 90 persone salvate
  • Israele e Marocco aprono ambasciate: nuovo capitolo della normalizzazione mediorientale
  • Macron ospita il presidente libanese Aoun e il re Abdullah II a Parigi per discutere la sicurezza del Libano

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: Corte Penale Internazionale crimini contro l'umanità Filippine giustizia internazionale

Continue Reading

Previous: Alluvioni a Madrigueras in Spagna: una donna di 102 anni muore, 90 persone salvate
Next: Djibouti sommersa: 2.500 yemeniti in fuga, il numero potrebbe raggiungere 10.000

Articoli recenti

  • Djibouti sommersa: 2.500 yemeniti in fuga, il numero potrebbe raggiungere 10.000
  • Duterte rinviato a giudizio dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità
  • Alluvioni a Madrigueras in Spagna: una donna di 102 anni muore, 90 persone salvate
  • Israele e Marocco aprono ambasciate: nuovo capitolo della normalizzazione mediorientale
  • Macron ospita il presidente libanese Aoun e il re Abdullah II a Parigi per discutere la sicurezza del Libano
  • Redazione
  • Disclaimer
  • Privacy Policy
Condividi
Condividi
  • Advertising
  • Privacy
  • Termini
  • Redazione
  • Disclaimer
  • Privacy Policy
Copyright © 2026 VelvetNews.it proprietà di Jws Media Srl - Via Cavour 310 - 00184 Roma (RM) - P.Iva 17132921002 Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001