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Tensioni nel Mar della Cina Meridionale: una nave cinese speronata un’imbarcazione delle Filippine

Le tensioni nel Mar della Cina Meridionale si intensificano con collisioni tra navi cinesi e filippine. Episodi a Sabina Shoal e Second Thomas Shoal documentano l'escalat
Redazione Velvet 11/10/2026
Tensioni nel Mar della Cina Meridionale: una nave cinese speronò un'imbarcazione delle Filippine
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Le acque del Mar della Cina Meridionale tornano al centro della cronaca internazionale con una serie di episodi che documentano l’escalation delle tensioni tra Pechino e Manila. Il 18 settembre 2026 si è verificato uno degli incidenti più emblematici degli ultimi mesi: la nave della Guardia Costiera cinese CCG-21585 ha colliso con il peschereccio governativo filippino BRP Datu Magat Salamat, appartenente al Bureau of Fisheries and Aquatic Resources (BFAR). Non si tratta di un episodio isolato: le tensioni nel Mar della Cina Meridionale si inseriscono in un pattern di confronti sempre più frequenti e pericolosi che mette a rischio la stabilità di un’intera regione.

L’incidente del 18 settembre: dinamica e contesto

Alle 11:04 del 18 settembre 2026, la nave della Guardia Costiera cinese CCG-21585 ha tagliato la rotta della BRP Datu Magat Salamat passando a circa 10 metri di distanza dalla poppa dell’imbarcazione filippina, provocando una collisione. L’episodio è avvenuto nelle acque vicino a Sabina Shoal, parte delle Isole Spratly, in un’area già teatro di dispute territoriali tra i due Paesi.

Il contesto dell’incidente è significativo: la BRP Datu Magat Salamat si trovava in zona per rifornire di carburante i pescatori filippini che operano nelle acque circostanti. Si trattava, dunque, di un’operazione di supporto civile, non di una manovra militare. Eppure la risposta della Guardia Costiera cinese è stata una manovra aggressiva che ha portato alla collisione. La Philippine Coast Guard (PCG) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella stessa giornata del 18 settembre, denunciando l’accaduto e descrivendo le manovre della nave cinese come deliberatamente pericolose.

L’incidente di Sabina Shoal non è comprensibile senza il suo contesto geografico e politico. Le Isole Spratly sono rivendicate in tutto o in parte da Cina, Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan. Pechino sostiene la propria linea dei nove tratti, una demarcazione marittima che copre circa il 90% del Mar della Cina Meridionale, rigettata nel 2016 da un tribunale arbitrale internazionale. Manila non riconosce tale linea e continua a rivendicare la propria Zona Economica Esclusiva in conformità alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

Ottobre 2026: una settimana di scontri ravvicinati

Se settembre ha segnato un punto di svolta con la collisione a Sabina Shoal, le settimane successive hanno confermato che si tratta di una tendenza strutturale, non di un incidente fortuito. Nel corso di una singola settimana di ottobre 2026, le fonti documentano almeno tre episodi distinti di confronto diretto tra navi cinesi e filippine nel Mar della Cina Meridionale.

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In un primo episodio, avvenuto di lunedì, due membri della Marina filippina sono rimasti feriti durante un confronto nelle acque vicino a Second Thomas Shoal. La natura esatta delle lesioni non è stata specificata nelle comunicazioni ufficiali disponibili, ma l’episodio conferma che le tensioni nel Mar della Cina Meridionale hanno raggiunto un livello di pericolosità fisica concreta per il personale militare e civile filippino.

Il giovedì della stessa settimana, navi cinesi hanno utilizzato cannoni ad acqua contro un’imbarcazione del BFAR nelle acque nei pressi di Scarborough Shoal, un altro punto caldo della disputa territoriale. L’uso dei cannoni ad acqua — già documentato in episodi precedenti — è considerato da Manila una forma di intimidazione sistematica volta a impedire l’accesso dei filippini alle proprie acque tradizionali di pesca.

Il venerdì, a chiudere questa settimana particolarmente tesa, è stata la Guardia Costiera cinese stessa a emettere una dichiarazione in cui affermava che diverse navi filippine, tra cui tre motovedette, si erano radunate nelle acque contese. Pechino ha dichiarato di aver usato i cannoni ad acqua per disperderle dopo aver emesso avvertimenti verbali. Manila ha respinto questa versione, definendo le manovre cinesi illegittime e contrarie al diritto internazionale.

Il precedente di agosto 2025: quando la Cina colpì se stessa

Per comprendere la profondità e la complessità delle tensioni nel Mar della Cina Meridionale, è utile guardare anche all’episodio dell’11 agosto 2025, documentato con precisione e rimasto impresso nella memoria della disputa per la sua natura paradossale. Quel giorno, una nave della Guardia Costiera cinese stava inseguendo la nave filippina Suluan nelle acque vicino a Scarborough Shoal. La Suluan si trovava in zona per scortare rifornimenti destinati ai pescatori filippini e stava subendo attacchi con cannoni ad acqua da parte della nave cinese.

Nel corso dell’inseguimento, la nave cinese che stava dando la caccia alla Suluan ha colliso con un’altra imbarcazione cinese: un cacciatorpediniere di Tipo 052D con numero identificativo 164. Le conseguenze sono state significative: la nave della Guardia Costiera cinese, identificata come CCG 3104, ha riportato danni così gravi da risultare temporaneamente disabilitata. Il cacciatorpediniere ha mostrato danni visibili alla prua di sinistra.

L’epilogo di questo episodio ha rivelato qualcosa di emblematico sul clima diplomatico della regione: la Guardia Costiera filippina ha offerto assistenza alla nave cinese danneggiata. Pechino non ha risposto all’offerta. Un silenzio che dice molto sul livello di comunicazione — o meglio, sulla sua assenza — tra le due parti in uno scenario sempre più volatile.

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Perché queste acque sono così contese

Il Mar della Cina Meridionale non è semplicemente una questione di sovranità astratta. Le sue acque sono tra le più trafficate al mondo: si stima che attraverso di esse transiti una quota enorme del commercio marittimo globale. Sono inoltre ricche di risorse ittiche, fondamentali per le economie locali di Filippine, Vietnam e altri Paesi costieri, e si ritiene che il fondale nasconda significative riserve di idrocarburi.

Per le Filippine, la questione è anche profondamente identitaria. Le comunità di pescatori delle province affacciate sul Mar della Cina Meridionale, come Palawan, dipendono da queste acque da generazioni. Ogni incidente che impedisce loro di pescare o di ricevere rifornimenti — come quelli documentati a Sabina Shoal e Scarborough Shoal — ha un impatto diretto sulla vita quotidiana di migliaia di persone.

Per la Cina, invece, il controllo del Mar della Cina Meridionale è parte di una strategia geopolitica più ampia, che include la costruzione di isole artificiali e l’installazione di infrastrutture militari sugli atolli contesi. La presenza costante della Guardia Costiera cinese in queste acque non è improvvisata: è il risultato di una politica deliberata e di lungo corso.

La risposta di Manila e il quadro diplomatico

Le Filippine hanno risposto agli incidenti con una combinazione di proteste diplomatiche formali, dichiarazioni pubbliche della Guardia Costiera e della Marina, e una crescente cooperazione con alleati come gli Stati Uniti. La PCG ha adottato una strategia di trasparenza, documentando sistematicamente gli incidenti e diffondendo le immagini delle manovre cinesi, nel tentativo di costruire un caso davanti all’opinione pubblica internazionale.

Il quadro diplomatico rimane però complicato. Pechino nega sistematicamente di compiere manovre aggressive, presentando invece le proprie azioni come risposte legittime alle “provocazioni” filippine. Questa narrativa parallela rende difficile qualsiasi negoziato sostanziale, mentre gli incidenti fisici continuano ad accumularsi.

La sequenza di episodi documentati — dalla collisione del 18 settembre 2026 a Sabina Shoal agli scontri di ottobre nei pressi di Second Thomas Shoal e Scarborough Shoal, passando per il grottesco incidente dell’agosto 2025 in cui una nave cinese ha danneggiato un’altra nave cinese — disegna un quadro inequivocabile: le tensioni nel Mar della Cina Meridionale non stanno diminuendo, e ogni settimana che passa aggiunge nuovi capitoli a una disputa che il mondo non può permettersi di ignorare.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: Cina Filippine Dispute territoriali Mar della Cina Meridionale Tensioni geopolitiche

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