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Marine Le Pen scende in campo: parte la corsa all’Eliseo

Marine Le Pen ha ufficialmente avviato la sua campagna presidenziale il 25 ottobre ad Orléans davanti a 10mila sostenitori, puntando su sicurezza e rinnovamento nel conte
Redazione Velvet 27/10/2026
Marine Le Pen lancia la campagna presidenziale mentre la Francia brucia
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Il 25 ottobre 2026, nella città di Orléans, Marine Le Pen ha trasformato un congresso del Rassemblement National in qualcosa di più grande di un semplice raduno di partito: ha dato il via ufficiale alla sua corsa per l’Eliseo, la quarta della sua carriera politica, davanti a una platea di circa diecimila sostenitori. La campagna presidenziale Marine Le Pen prende forma in un momento in cui la Francia è scossa da settimane di proteste legate alla crisi del costo della vita, e la leader del partito di estrema destra sa perfettamente come leggere il termometro sociale del Paese.

Un lancio calcolato nel cuore della crisi

Scegliere Orléans non è stato un caso. La città della Loira, lontana dai salotti parigini e dalla loro carica simbolica, evoca un’idea di Francia profonda, quella che Le Pen corteggia da anni: lavoratori, piccoli imprenditori, famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. Il congresso del Rassemblement National ha offerto la cornice istituzionale, ma il messaggio era diretto al Paese intero.

Nelle settimane precedenti al lancio, la Francia ha vissuto una stagione di proteste di massa alimentate dall’aumento generalizzato dei prezzi, dai costi energetici e da un senso diffuso di abbandono da parte delle istituzioni. Le strade di diverse città francesi hanno visto cortei, tensioni e scontri. È in questo clima che Le Pen ha scelto di presentarsi come l’unica candidata capace di ristabilire l’ordine e la stabilità, trasformando il malcontento popolare in carburante per la propria campagna.

Il tempismo è tutto in politica. E la leader del RN lo sa meglio di chiunque altro.

Il messaggio centrale: ordine, tolleranza zero, rinascita

Il cuore del discorso di Le Pen ad Orléans si è articolato attorno a tre assi principali. Il primo è quello della sicurezza e dell’ordine pubblico: la candidata ha insistito su una politica di tolleranza zero nei confronti della criminalità e ha promesso un approccio fermo alle forze dell’ordine, riposizionando il Rassemblement National come il partito della legalità in un momento in cui molti francesi percepiscono lo Stato come assente o incapace.

Il secondo asse è quello del rinnovamento. Lo slogan scelto per questa campagna è Renaissance — rinascita, rinnovamento — una parola che suona quasi come una sfida diretta al partito di Emmanuel Macron, che aveva adottato proprio quel nome per il suo movimento. Le Pen ha dichiarato di non voler «rifare la Francia del passato» ma di voler «costruire la Francia di domani»: una formula che segnala un tentativo consapevole di proiettare l’immagine di un partito moderno, non nostalgico, capace di guardare avanti.

→ Leggi anche: Francia, il 17 ottobre tra saccheggi e scontri: il caos nelle strade

Il terzo elemento è la scelta di Jordan Bardella come futuro primo ministro. Se Le Pen dovesse vincere le elezioni presidenziali del 2027, il giovane presidente del Rassemblement National — già volto della campagna europea del partito — salirebbe a Matignon. Questa mossa serve a presentare un’offerta di governo credibile e coerente, non solo una candidatura personale. È un segnale di maturità istituzionale che il RN vuole trasmettere a un elettorato che in passato ha esitato di fronte alla radicalità percepita del partito.

La quarta candidatura: cosa è cambiato rispetto alle precedenti

Quella di Orléans è la quarta volta che Marine Le Pen si candida alla presidenza della Repubblica francese. La prima fu nel 2012, quando ottenne il 17,9% al primo turno ma non riuscì ad accedere al ballottaggio. Nel 2017 arrivò al secondo turno, dove fu sconfitta da Macron con un margine netto. Nel 2022 tornò al ballottaggio e perse nuovamente contro il presidente uscente, questa volta con uno scarto molto più ridotto — circa 17 punti percentuali — a testimonianza di una progressiva erosione del vantaggio del centro.

Ogni campagna ha segnato un passo avanti in termini di consenso, di professionalizzazione del messaggio e di de-demonizzazione del partito. Questa quarta candidatura arriva in un contesto politico radicalmente diverso: Le Pen è attualmente la favorita nei sondaggi per le elezioni presidenziali del 2027. Non è più la candidata di protesta che sfida l’establishment: è la candidata che l’establishment deve sfidare.

Il cambiamento non è solo nei numeri. È nel linguaggio, nelle alleanze, nella strategia di comunicazione. Il Rassemblement National ha lavorato duramente negli ultimi anni per scrollarsi di dosso l’immagine di partito marginale e xenofobo, puntando su temi economici e sociali che toccano la vita quotidiana dei francesi. La crisi del costo della vita è, in questo senso, un terreno fertilissimo.

Il contesto sociale: proteste, tensioni e un Paese che cerca risposte

La campagna presidenziale Marine Le Pen si inserisce in un quadro di profonda instabilità sociale. La Francia ha attraversato settimane di proteste legate all’aumento del costo della vita: energia, alimentari, affitti — tutti settori in cui le famiglie a reddito medio-basso hanno accusato il colpo più duro. Le manifestazioni hanno assunto in alcuni casi caratteri violenti, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in diverse città.

Per Le Pen, questo scenario è al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Una sfida perché governare un Paese in ebollizione è complesso, e le promesse di ordine rischiano di suonare vuote se non accompagnate da proposte economiche credibili. Un’opportunità perché ogni giorno di disordine nelle strade è un giorno in cui il suo messaggio — «sono l’unica che può ristabilire la stabilità» — trova nuovi destinatari.

→ Leggi anche: Parigi si rialza: i commercianti ripuliscono i negozi devastati

Il riferimento alla tolleranza zero nella gestione dell’ordine pubblico è diventato uno dei cardini della sua retorica. In un Paese che ha vissuto stagioni di gilets jaunes, di proteste contro la riforma delle pensioni e ora di rivolte legate al potere d’acquisto, la promessa di un pugno di ferro può attirare non solo l’elettorato tradizionale del RN, ma anche una fascia di moderati stanchi del caos.

La scommessa su Bardella e il progetto di governo

La scelta di Jordan Bardella come premier designato merita un approfondimento. Bardella, trentenne, è diventato presidente del Rassemblement National nel 2022 ed è stato il volto del partito alle elezioni europee, dove il RN ha ottenuto risultati significativi. È giovane, telegenico, capace di comunicare sui social media con una naturalezza che Le Pen, pur essendo una comunicatrice esperta, non ha sempre dimostrato.

Annunciarlo come futuro capo del governo serve a più scopi contemporaneamente. In primo luogo, sdoppia la proposta politica: Le Pen all’Eliseo, Bardella a Matignon — due figure, due generazioni, un progetto unitario. In secondo luogo, rassicura chi teme una deriva autoritaria: presentare un governo già definito suggerisce un’idea di istituzionalità, di rispetto delle forme democratiche. In terzo luogo, mobilita la base più giovane del partito, che si identifica con Bardella e vede in lui il proprio rappresentante.

È una strategia di governo in anticipo, un modo per dire agli elettori: non state votando solo per una persona, state votando per un progetto.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Con il lancio ufficiale della campagna presidenziale Marine Le Pen ad Orléans, la corsa all’Eliseo del 2027 entra nella sua fase più intensa. Gli altri partiti — dal centro macronista alla sinistra della Nouvelle Union Populaire — dovranno ora rispondere a una candidata che parte avvantaggiata nei sondaggi e che ha scelto di cavalcare, con abilità, le paure e le frustrazioni di un Paese in difficoltà. Per approfondire il contesto europeo di questa candidatura, Euronews ha documentato il lancio in diretta con analisi e reazioni dal continente.

La sfida di Le Pen non è più dimostrare di esistere: è dimostrare di poter governare. E lo slogan Renaissance — con tutta la sua carica simbolica e la sua provocazione implicita verso Macron — è già, in sé, una dichiarazione di intenti. La Francia del domani, secondo Marine Le Pen, si costruisce oggi, partendo da una sala congressi di Orléans gremita di diecimila persone che hanno deciso di credere che il cambiamento sia possibile.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: campagne presidenziali elezioni Francia politica francese Rassemblement National

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