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Kozo Tashima sfida Infantino per la presidenza della FIFA

Kozo Tashima, presidente della Japan FA, annuncia la candidatura alle elezioni presidenziali FIFA 2027 contro Gianni Infantino. È il secondo sfidante ufficiale.
Redazione Velvet 06/11/2026
Kozo Tashima sfida Infantino per la presidenza della FIFA

Kozo Tashima, presidente della Japan FA, annuncia la candidatura alle elezioni presidenziali FIFA 2027 contro Gianni Infantino. È il secondo sfidante ufficiale.

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A meno di cinque mesi dal voto che deciderà il futuro del calcio mondiale, la corsa alle elezioni presidenziali FIFA si anima con una candidatura inattesa e di grande peso specifico. Kozo Tashima, presidente onorario della Japan Football Association e membro del Consiglio FIFA dal 2015, ha annunciato giovedì 5 novembre 2026 la propria sfida a Gianni Infantino, presidente uscente dell’organizzazione che governa il calcio su scala planetaria. L’annuncio è arrivato al termine di una riunione del board della JFA a Tokyo, ed è destinato a ridisegnare gli equilibri di una competizione che si preannuncia tutt’altro che scontata.

Chi è Kozo Tashima: il profilo di un candidato con radici profonde nel calcio

Kozo Tashima, 68 anni, non è un outsider arrivato dal nulla. Ex attaccante della nazionale giapponese, ha costruito nel tempo una carriera dirigenziale solida e articolata, che lo ha portato a diventare presidente della Japan Football Association nel 2016, carica che ha ricoperto fino al 2024, quando gli è subentrato Tsuneyasu Miyamoto. Da quel momento Tashima ha assunto il ruolo di presidente onorario della JFA, mantenendo però una presenza attiva nelle istituzioni del calcio internazionale: siede nel Consiglio FIFA dal 2015, conoscendone dall’interno meccanismi, dinamiche e tensioni.

È proprio questa combinazione — esperienza sul campo come giocatore, lunga militanza ai vertici federali giapponesi e presenza decennale nelle stanze dei bottoni della FIFA — a conferire alla sua candidatura una credibilità che va oltre il gesto simbolico. Tashima non si presenta come un candidato di protesta, ma come un dirigente che conosce il sistema e ritiene di poterlo riformare dall’interno. «Il calcio ha bisogno di una governance più trasparente e rappresentativa», è il messaggio implicito che accompagna ogni candidatura alternativa a Infantino, e Tashima non fa eccezione.

Sul piano storico, la sua candidatura ha già segnato un primato: Tashima è il primo candidato giapponese nella storia della presidenza FIFA. Un fatto che non è solo un dettaglio biografico, ma un segnale politico preciso: l’Asia — continente che ospita miliardi di appassionati di calcio e federazioni in rapida crescita — vuole una voce più forte al tavolo che conta davvero.

La corsa alle elezioni presidenziali FIFA: un campo sempre più affollato

Tashima è il secondo candidato ufficiale a sfidare Infantino in queste elezioni presidenziali FIFA, previste per il marzo 2027. Prima di lui, in ottobre 2026, aveva formalizzato la propria candidatura Ramon Vega, ex difensore del Tottenham Hotspur, figura ben nota agli appassionati di Premier League degli anni Novanta. La presenza di Vega aveva già rotto il silenzio attorno a una competizione che molti davano per scontata in favore del presidente uscente. L’ingresso di Tashima cambia però la natura della sfida: se Vega rappresenta una candidatura più mediatica e legata al mondo del calcio giocato, quella del dirigente giapponese porta con sé il peso di un’istituzione, di una federazione continentale e di anni di lavoro nelle commissioni FIFA.

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La domanda che si pone oggi chi segue la politica del calcio mondiale è semplice: queste candidature sono destinate a rimanere isolate, o rappresentano l’inizio di un campo più ampio che potrebbe davvero mettere in difficoltà Infantino? I prossimi mesi, con l’avvicinarsi della scadenza per la presentazione ufficiale delle candidature, daranno una risposta. Quello che è certo è che il dibattito sul governo della FIFA è più vivo che mai.

Il contesto politico: Infantino tra pressioni e alleanze

Per capire perché la candidatura di Tashima abbia un senso politico preciso, occorre guardare al clima che circonda la presidenza di Gianni Infantino in questo momento. Il presidente uscente ha attraversato mesi turbolenti: ha dovuto affrontare pressioni significative legate alla proposta FIFA Forward Enterprise (FFE), un piano ambizioso che ha però sollevato forti resistenze interne e che alla fine è stato abbandonato. Le critiche più dure sono arrivate dall’UEFA, che ha addirittura guidato gli sforzi per chiedere le dimissioni di Infantino, in una frattura tra la FIFA e la confederazione europea che non ha precedenti recenti nella sua intensità.

Eppure Infantino non è rimasto isolato. Tre confederazioni di peso — la Asian Football Confederation (AFC), la Confederation of African Football (CAF) e la Oceania Football Confederation (OFC) — gli hanno confermato il proprio sostegno. Si tratta di un blocco di voti considerevole, che rappresenta una larga fetta del congresso FIFA, l’organo che elegge il presidente. È qui che si gioca la partita vera: non nei comunicati stampa, non nelle interviste, ma nei corridoi dove le federazioni nazionali decidono come orientare il proprio voto.

La candidatura di Tashima, in questo scenario, introduce una variabile interessante proprio sul fronte asiatico. Se l’AFC ha dichiarato il proprio sostegno a Infantino, la JFA — una delle federazioni più influenti del continente — esprime ora una posizione alternativa attraverso il suo presidente onorario. Non è detto che questo si traduca in un ribaltamento delle alleanze, ma apre certamente una crepa in quello che sembrava un fronte compatto.

Il significato di una candidatura asiatica per il calcio globale

Al di là della competizione diretta con Infantino, la candidatura di Tashima solleva questioni più ampie sul futuro della governance calcistica mondiale. Il calcio asiatico ha vissuto negli ultimi decenni una crescita straordinaria: il Giappone ha prodotto calciatori di livello europeo, le infrastrutture si sono modernizzate, e il pubblico è tra i più appassionati e numerosi al mondo. Eppure la FIFA è rimasta a lungo un’istituzione dominata da logiche europee e sudamericane, con l’Asia relegata spesso a un ruolo di comprimaria nei processi decisionali.

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Una presidenza asiatica — o anche solo la seria competizione per essa — potrebbe ridisegnare questi equilibri. Non si tratta di nazionalismo calcistico, ma di rappresentanza: chi siede al vertice della FIFA influenza le politiche di sviluppo del gioco, la distribuzione dei fondi, la scelta delle sedi dei tornei, le riforme regolamentari. Avere una voce asiatica forte in quella posizione significa avere voce in capitolo su tutte queste decisioni.

Tashima, con la sua esperienza nel Consiglio FIFA e la sua conoscenza delle dinamiche interne, è consapevole di queste implicazioni. La sua candidatura non è un gesto romantico: è una mossa politica calcolata, costruita su anni di lavoro istituzionale e su una rete di relazioni che attraversa i confini continentali.

Cosa succede adesso: la strada verso marzo 2027

Le elezioni presidenziali FIFA sono fissate per il marzo 2027, e da qui all’appuntamento con il voto ci sono ancora diversi passaggi formali. I candidati devono raccogliere il sostegno di un numero minimo di federazioni nazionali per poter presentare ufficialmente la propria candidatura, un processo che richiede lavoro diplomatico e costruzione di consenso su scala globale. Per Tashima, il primo banco di prova sarà proprio questo: riuscire a mobilitare federazioni al di fuori del Giappone, convincendo altri paesi asiatici — e non solo — che la sua candidatura merita supporto concreto.

Nel frattempo, il dibattito pubblico sul futuro della FIFA si intensifica. La presenza di più candidati credibili — Tashima da un lato, Vega dall’altro — costringe Infantino a uscire dalla posizione di candidato unico e a confrontarsi con proposte alternative. È un cambiamento di atmosfera significativo, anche se i rapporti di forza restano favorevoli al presidente uscente. Per chi segue le elezioni presidenziali FIFA con attenzione, i prossimi mesi saranno decisivi per capire se questa corsa si trasformerà in una vera competizione o se Infantino riuscirà a consolidare il proprio vantaggio prima ancora che si arrivi al voto.

Quello che già oggi è chiaro è che il calcio mondiale sta attraversando una fase di ridefinizione del proprio assetto di potere. Tashima ha scelto di essere protagonista di quel processo, portando con sé la voce di un continente che ha aspettato a lungo il proprio momento. Che riesca o meno nell’impresa, la sua candidatura ha già cambiato qualcosa nel modo in cui si parla di chi governa il gioco più amato del pianeta.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: elezioni presidenziali FIFA Gianni Infantino governance calcio mondiale Kozo Tashima

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