Svolta nel caso di Maria Chindamo: indaga sulla scomparsa l’antimafia

Una storia tragica quella di Maria Chindamo, l’imprenditrice scomparsa da più di un anno. Molti i misteri che si celano dietro il suo caso, soprattutto dopo l’ultima dichiarazione del collaboratore di giustizia coinvolto nell’operazione antimafia ‘Lex’, considerato vicino al clan Ferrentino di Laureana di Borrello. Cosa è successo alla donna? È possibile che si tratti di un caso di lupara bianca?

Molti i misteri dietro la scomparsa di Maria Chindamo, l’imprenditrice agricola di 44 anni, madre di 3 figli, aggredita e sequestrata la mattina di venerdì 6 maggio 2016. Non fanno ben sperare le uniche tracce certe rinvenute nell’automobile, trovata a motore acceso davanti all’ingresso della terra di sua proprietà: macchie di sangue sono state trovate sulla carrozzeria e sul muretto del cancello dell’azienda agricola. Cosa sia successo è ancora un mistero, ma gli inquirenti credono fortemente che l’aggressione sia stata premeditata. A confermare tale tesi vi è il fatto che l’unica telecamera di sicurezza della zona è stata manomessa preventivamente. Inizialmente si era pensato ad un possibile coinvolgimento della malavita, ma le prove erano state scarse. Ora però, dopo le dichiarazioni di un pentito, oltre alla Procura di Vibo Valentia, indaga anche la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Non c’è mai stato un momento in cui si è pensato che Maria Chindamo possa essersi allontanata volontariamente: il suo è da subito apparso un caso grave, anche se le indagini non hanno fatto grandi passi in avanti. Per la Procura l’imprenditrice è stata uccisa, ma molti sono i dubbi su chi e perché le abbia potuto far del male. A rendere tutto ancor più inquietante sono le recenti rivelazioni pronunciate dal collaboratore di giustizia Giuseppe Dimasi, coinvolto nell’operazione antimafia ‘Lex’, considerato vicino al clan Ferrentino di Laureana di Borrello. Il pentito, interrogato dal pm, ha dichiarato: “A Maria gliel’hanno fatta pagare”, riferendosi principalmente al fatto che l’imprenditrice aveva avuto una relazione extraconiugale mentre si stava separando dal marito. L’uomo non mai accettato la decisione della moglie e, per tali ragioni, si è suicidato un anno prima (venerdì 8 maggio 2015).

Una coincidenza quella del giorno della settimana che ci fa ulteriormente riflettere. Nel 2016 l’8 maggio sarebbe caduto di domenica, un giorno che di norma una mamma trascorre con i propri figli, magari tra le mura domestiche, e quindi non rappresenterebbe un momento ideale per eseguire un rapimento. Potrebbe essere stato questo il pensiero dei responsabili della sparizione di Maria Chindamo e che li avrebbe fatti optare per un venerdì, stesso giorno settimanale della morte del marito. Un giorno lavorativo nel quale la donna si sarebbe recata nei propri terreni in campagna, ideali per poter agire indisturbati. Coincidenze temporali che potrebbero rappresentare un messaggio ben chiaro secondo la famiglia di Maria Chindamo, indicando la punizione esemplare per la donna che, da prima della morte del marito, desiderava essere una “libera”. Resta anche da capire che fine abbia fatto Vincenzo Freiland, agricoltore della stessa zona della donna, scomparso soltanto 5 mesi dopo l’imprenditrice. Anche in questo caso l’anziano non si è allontanato volontariamente: l’uomo con le stampelle si è volatilizzato nel nulla con la sua Ape, la motosega e un decespugliatore, ma gli inquirenti hanno trovato nelle campagne della zona una delle scarpe dell’uomo, sulla quale sono state trovate tracce di sangue. Non si sa se i due casi di scomparsa, avvenuti così vicini temporalmente e geograficamente, siano collegati ma sicuramente il tutto è molto strano. Si fa largo l’ipotesi che forse l’uomo abbia assistito all’aggressione subita da Maria Chindamo e che, per questo motivo, è stato fatto sparire nel nulla proprio come Maria Chindamo.

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