Alex da Londra a Roma: trapianto da uno dei genitori. Lotta contro il tempo per salvarlo

Sarà d’ora in poi curato in Italia Alessandro Maria, il bambino di 18 mesi affetto da una grave patologia genetica e attualmente ricoverato a Londra, dove i genitori risiedono. Il piccolo Alex, la cui malattia ha scatenato una vera e propria gara di solidarietà partita dal web, sarà a breve trasferito all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per essere sottoposto a un trapianto di cellule staminali da midollo osseo da uno dei genitori. La notizia è riportata dal sito del TgCom24

SOLIDARIETA’ E TANTI POTENZIALI DONATORI

La storia del piccolo ha suscitato nei mesi scorsi una gara di solidarietà partita dal web, dove i genitori del bambino avevano lanciato un appello per trovare un donatore compatibile per il trapianto. In poche settimane la Rete si è mobilitata e centinaia di persone, da Nord a Sud, si sono sottoposte a un prelievo di sangue per testare la propria compatibilità, inscrivendosi al contempo nel registro italiano dei donatori di midollo osseo.

A OGGI NESSUNO HA UN MIDOLLO COMPATIBILE

In realtà la ricerca di un donatore compatibile per Alex è già inserita nella più ampia rete nei registri internazionali, che contano un totale di circa 30 milioni di iscritti. Ad oggi però, purtroppo, non è stato trovato un donatore compatibile. È fallita infatti nelle scorse settimane anche la disponibilità di un donatore italiano il cui grado di compatibilità è stato giudicato insufficiente dall’ospedale britannico.

IL TEMPO STRINGE: VA FATTO IL TRAPIANTO

Di domenica, ieri 25 novembre, la notizia, diffusa dai genitori di Alex, di un donatore non italiano compatibile ma che avrebbe procrastinato la disponibilità al trapianto nei prossimi mesi. Ma la situazione di Alex non permette tempi lunghi: il bambino è infatti sottoposto a una terapia con un farmaco sperimentale e, anche se la sua vita non è minacciata in tempi brevissimi, l’efficacia del farmaco tende a diminuire nel tempo. Da qui la necessità di arrivare al più presto possibile al trapianto.

SI TENTA IL TUTTO PER TUTTO AL “BAMBINO GESU'”

Per questo i genitori hanno deciso di accettare la disponibilità, già dichiarata nei mesi scorsi dall’ospedale della Santa Sede, a trattare il bambino. Al Bambino Gesù Alex sarà sottoposto a una tecnica di trapianto innovativa per la quale l’ospedale romano è tra i primi al mondo: in casi come quelli di Alex, come per le leucemie, il trapianto da staminali prevede come prima scelta quella di un fratello o una sorella compatibili che possano essere donatori, in mancanza di ciò si ricorre ad un donatore dei registri internazionali con una compatibilità totale o massima.

LE CELLULE DEL GENITORE SARANNO “PURIFICATE”

In mancanza anche di questa ultima opzione si può ricorrere a uno dei genitori come donatore. In questo caso però, chiariscono gli esperti, la compatibilità del genitori è solo del 50%. Da qui l’innovazione della tecnica recentemente presentata al Bambino Gesù: le cellule staminali da trapiantare e prelevate dal genitore vengono manipolate in modo da eliminare gli elementi che potrebbero determinare un rigetto. In questo modo si ottiene una compatibilità ottimale.

“PER ALEX LA SPERANZA CONTINUA”

A oggi 50 bambini sono stati trapiantati al Bambino Gesù con questa tecnica, con una guarigione nell’85% dei casi. Di qui la decisione dei genitori di Alex di tentare questa strada: “Così – affermano su Facebook – continuiamo a sperare”. Infatti, spiegano, “il Great Ormond Street Hospital, d’accordo con il direttore del Dipartimento di Oncologia pediatrica del Bambino Gesù, Franco Locatelli, ci ha proposto di trasferire Alessandro a Roma per sottoporlo alle cure dell’equipe italiana. La speranza continua“.

L’APPELLO: “ISCRIVETEVI AL REGISTRO DEI DONATORI”

Dai genitori, Cristiana e Paolo, giunge comunque un ulteriore appello a “continuare ad iscrivervi nel registro italiano dei donatori di midollo osseo, per regalare con un piccolo gesto d’amore una nuova speranza di vita ai tanti Alessandro Maria – concludono – che aspettano e lottano nell’attesa”.

Photo credits: Twitter

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