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Trump e il Pentagono: caccia ai responsabili delle fughe di notizie con test del poligrafo

L'amministrazione Trump ha ordinato test del poligrafo al Pentagono per circa 50 generali dopo fughe di informazioni classificate su scorte militari e piani operativi.
Redazione Velvet 18/09/2026
Trump e il Pentagono: caccia ai responsabili delle fughe di notizie con test del poligrafo

Quando un governo decide di sottoporre i propri vertici militari alla macchina della verità, il segnale che manda al mondo è inequivocabile: qualcosa di grave è accaduto, e la fiducia interna si è incrinata in modo profondo. È esattamente quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Donald Trump ha ordinato il test del poligrafo al Pentagono per stanare i responsabili di fughe di notizie classificate che, secondo la Casa Bianca, mettono a rischio la sicurezza nazionale americana. Una mossa senza precedenti nella storia recente del Dipartimento della Difesa, che solleva interrogativi urgenti su trasparenza, lealtà istituzionale e i confini del controllo presidenziale sull’apparato militare.

Cosa è successo: la catena di eventi che ha scatenato la crisi

L’innesco di questa storia è una serie di rivelazioni che hanno fatto tremare i corridoi del Pentagono nell’estate del 2026. Informazioni altamente classificate sono filtrate verso l’esterno, raggiungendo la stampa e, di conseguenza, l’opinione pubblica internazionale. I contenuti di queste fughe di notizie erano di natura straordinariamente sensibile: riguardavano piani operativi per un possibile conflitto con l’Iran e, in modo particolarmente preoccupante, lo stato delle scorte di munizioni americane, con dettagli specifici sulle riserve di missili Patriot.

Il sistema missilistico Patriot è uno degli strumenti di difesa aerea più avanzati e strategicamente rilevanti nell’arsenale statunitense, impiegato in numerosi teatri operativi attivi e ceduto in parte agli alleati. Rivelare pubblicamente il livello delle scorte disponibili equivale, secondo gli esperti di sicurezza, a consegnare a potenziali avversari una mappa dettagliata delle vulnerabilità americane. Non stupisce, dunque, che la reazione della Casa Bianca sia stata immediata e durissima.

Donald Trump ha definito pubblicamente i responsabili delle fughe di notizie dei «traditori», usando un termine che nel lessico politico americano ha un peso specifico enorme. La parola non è stata scelta a caso: inquadra la vicenda non come una semplice violazione burocratica delle procedure di riservatezza, ma come un atto deliberato contro gli interessi della nazione. È in questo clima di accuse e sospetti che è scattato l’ordine di sottoporre i vertici militari al test del poligrafo al Pentagono.

Circa cinquanta generali e alti ufficiali sotto esame

Secondo quanto riportato dal New York Times e confermato da diverse testate italiane, circa cinquanta membri dello Stato Maggiore Congiunto — il Joint Chiefs of Staff, ovvero il massimo organo di coordinamento militare degli Stati Uniti — sono stati sottoposti ai test del poligrafo. Le sessioni sono iniziate nell’agosto 2026 e si sono protratte nelle settimane successive, in un’operazione di screening interno di proporzioni inusuali per un’istituzione del calibro del Pentagono.

Il Joint Chiefs of Staff è composto dai capi delle singole forze armate — Esercito, Marina, Aeronautica, Corpo dei Marines, Guardia Costiera e Space Force — oltre che dal presidente e dal vicepresidente dello Stato Maggiore. Sono figure che siedono al vertice assoluto della catena di comando militare, consiglieri diretti del presidente e del Segretario alla Difesa. Sottoporli collettivamente a un test del poligrafo rappresenta un atto di sfiducia istituzionale di portata storica, che non ha precedenti recenti nelle procedure del Dipartimento della Difesa americano.

Il Pentagono è attualmente guidato da Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa nominato da Trump, che ha affiancato e sostenuto questa iniziativa. La sua presenza al vertice del dicastero militare è parte di un quadro più ampio di riorganizzazione e, secondo i critici, di politicizzazione delle forze armate americane avviata dalla seconda amministrazione Trump.

Il test del poligrafo: uno strumento controverso al servizio della sicurezza

Per comprendere la portata di questa decisione, è utile fare un passo indietro e capire cosa sia effettivamente il test del poligrafo — o lie detector, come viene comunemente chiamato in inglese — e quale ruolo abbia storicamente nelle pratiche di sicurezza americane.

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Il poligrafo è uno strumento che misura simultaneamente diverse risposte fisiologiche del soggetto esaminato: frequenza cardiaca, pressione sanguigna, ritmo respiratorio e conduttanza cutanea (la sudorazione). L’assunzione di base è che mentire produca risposte fisiologiche misurabili, distinguibili da quelle associate alla risposta onesta. Un esaminatore addestrato pone domande di controllo e domande rilevanti, confrontando le reazioni del soggetto per trarre conclusioni sulla sua veridicità.

Negli Stati Uniti, il test del poligrafo è uno strumento consolidato nelle procedure di security clearance — il processo di verifica necessario per ottenere l’accesso a informazioni classificate. Agenzie come la CIA, la NSA e il DIA (Defense Intelligence Agency) lo utilizzano di routine per il personale che accede ai livelli più alti di classificazione. Tuttavia, applicarlo in modo così esteso ai vertici dello Stato Maggiore Congiunto, in risposta a una specifica crisi di fughe di notizie, è una misura di carattere straordinario.

La comunità scientifica rimane divisa sull’affidabilità del poligrafo. La American Psychological Association ha sottolineato in più occasioni che la ricerca non supporta l’idea che esista una risposta fisiologica specifica e universalmente associata alla menzogna. Il rischio di falsi positivi — persone oneste che risultano «ingannatrici» — e di falsi negativi — bugiardi abili che superano il test — è reale e documentato. Nonostante queste limitazioni, il poligrafo mantiene un forte valore deterrente e psicologico nelle procedure di sicurezza: la sola consapevolezza di poter essere sottoposti all’esame può scoraggiare comportamenti scorretti.

Nel contesto attuale, il test del poligrafo al Pentagono svolge probabilmente entrambe le funzioni: è uno strumento investigativo concreto, ma è anche un messaggio politico potente, un segnale che l’amministrazione intende fare sul serio nella caccia ai responsabili delle fughe.

Le informazioni trapelate: perché i missili Patriot e i piani sull’Iran sono così sensibili

Per valutare la gravità di questa vicenda, occorre soffermarsi sulla natura delle informazioni che sono state divulgate. Le fughe di notizie hanno riguardato due categorie di dati particolarmente delicate.

La prima riguarda i piani operativi per un possibile conflitto con l’Iran. I piani di guerra sono documenti classificati ai massimi livelli, elaborati con anni di lavoro da parte di analisti e strateghi militari. Rivelarne anche solo le linee generali può compromettere scenari di risposta, esporre le intenzioni americane e dare agli avversari il tempo di adattare le proprie contromisure. In un momento di tensione elevata con Teheran, la divulgazione di questi dettagli assume una valenza geopolitica immediata e concreta.

La seconda categoria riguarda le scorte di missili Patriot. Il sistema Patriot — acronimo di Phased Array Tracking Radar to Intercept on Target — è il principale sistema di difesa missilistica a medio raggio degli Stati Uniti, ceduto anche a numerosi alleati NATO e partner regionali. Le riserve di intercettori Patriot sono state messe sotto pressione dai conflitti in corso, in particolare per via delle forniture agli alleati impegnati in scenari di difesa attiva. Rivelare pubblicamente che le scorte sono in diminuzione significa segnalare a potenziali aggressori una finestra di vulnerabilità, riducendo il potere deterrente americano proprio nel momento in cui sarebbe più necessario.

È questo il nucleo della preoccupazione della Casa Bianca: non si tratta di imbarazzo politico, ma di un danno operativo misurabile alla capacità di deterrenza degli Stati Uniti.

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Il clima politico interno: lealtà, epurazioni e la logica del controllo

La decisione di ordinare il test del poligrafo al Pentagono non può essere letta in isolamento. Si inserisce in un contesto politico più ampio, caratterizzato da una tensione persistente tra l’amministrazione Trump e settori dell’apparato burocratico e militare americano — quella che negli Stati Uniti viene spesso chiamata, con una certa carica ideologica, il «deep state».

Fin dall’inizio del suo secondo mandato, Trump ha perseguito una strategia di consolidamento del controllo presidenziale sulle istituzioni federali, incluse le forze armate. La nomina di Pete Hegseth alla guida del Pentagono è stata parte di questa strategia: una scelta che ha privilegiato la fedeltà politica rispetto all’esperienza istituzionale tradizionale, segnalando la volontà di rompere con le consuetudini del passato.

In questo quadro, le fughe di notizie sui piani militari e sulle scorte di munizioni vengono percepite dall’amministrazione non soltanto come violazioni della sicurezza, ma come atti di resistenza politica interna. L’uso del termine «traditori» da parte di Trump riflette questa lettura: chi divulga informazioni classificate non è un whistleblower che denuncia abusi, ma un nemico interno che sabota l’agenda presidenziale.

Questa interpretazione ha conseguenze pratiche. La risposta non è solo investigativa — identificare i colpevoli — ma anche disciplinare e simbolica: dimostrare che nessuno, nemmeno ai vertici dello Stato Maggiore Congiunto, è al di sopra del sospetto o immune da controllo. Sottoporre circa cinquanta alti ufficiali al poligrafo è, in questa ottica, un atto di potere tanto quanto un’indagine.

Le implicazioni per la sicurezza nazionale e il dibattito istituzionale

La vicenda apre un dibattito complesso che va ben oltre la caccia ai responsabili di singole fughe di notizie. Tocca questioni fondamentali sul rapporto tra controllo civile delle forze armate, indipendenza professionale dei militari e diritto dell’opinione pubblica a essere informata sulle scelte che riguardano la guerra e la pace.

Negli Stati Uniti esiste una tradizione consolidata di protezione dei whistleblower, persone che rivelano illeciti o abusi all’interno delle istituzioni. Le leggi federali, in alcuni casi, tutelano chi divulga informazioni nell’interesse pubblico. Ma la distinzione tra un whistleblower legittimo e chi divulga informazioni classificate per ragioni politiche o personali è spesso sottile e contestata, e in questo caso l’amministrazione non lascia spazio a interpretazioni: chiunque abbia passato queste informazioni è un traditore, punto.

Dall’altra parte, c’è chi osserva che una stampa libera e informata è un pilastro della democrazia americana, e che le fughe di notizie hanno storicamente svolto un ruolo cruciale nel portare alla luce decisioni governative che il pubblico aveva il diritto di conoscere. Il dibattito tra sicurezza nazionale e libertà di informazione è antico quanto la Repubblica americana, e questa vicenda ne rappresenta un capitolo particolarmente acuto.

Quel che è certo è che il test del poligrafo al Pentagono, ordinato da Trump nell’agosto del 2026 e tuttora in corso nelle sue conseguenze investigative, ha già cambiato qualcosa nel clima interno del Dipartimento della Difesa. Cinquanta tra i più alti ufficiali militari americani hanno dovuto sedersi davanti a una macchina della verità, rispondendo a domande su ciò che sanno e su ciò che hanno detto. È un’immagine potente, e per molti versi inquietante, di come la fiducia — quella risorsa invisibile ma indispensabile su cui si regge qualsiasi istituzione — possa sgretolarsi rapidamente quando la politica entra con forza nelle stanze dove si decidono le guerre.

La storia dirà se questa operazione di screening porterà all’identificazione dei responsabili o se, come spesso accade con le indagini sulle fughe di notizie, resterà senza colpevoli accertati ma con un costo istituzionale elevato in termini di morale, fiducia reciproca e reputazione internazionale. Nel frattempo, il Pentagono — e con esso l’intera architettura della sicurezza americana — attraversa una delle sue stagioni più tormentate degli ultimi decenni.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: fughe di notizie Pentagono sicurezza nazionale test del poligrafo

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