Una legge elettorale può cambiare il destino di un Paese più di qualsiasi singola elezione. La riforma elettorale italiana battezzata Stabilicum, approvata dalla Camera il 16 luglio 2026 con 217 voti favorevoli e poi dal Senato il 15 settembre 2026 con 113 voti a favore, è uno di quei provvedimenti che riscrivono le regole del gioco democratico in profondità. Prima che torni alla Camera per il terzo e definitivo passaggio, previsto per il 28 settembre 2026, vale la pena capire davvero cosa cambia, come funziona il nuovo meccanismo e perché il dibattito politico si è infiammato così tanto.
Cos’è lo Stabilicum e perché si chiama così
Il nome Stabilicum non è casuale. Richiama esplicitamente l’obiettivo dichiarato della riforma voluta dal governo Meloni: garantire stabilità ai futuri esecutivi attraverso un sistema elettorale che premi le coalizioni capaci di aggregare consenso ampio. Il cuore della nuova legge è un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza: chi raggiunge il 42 per cento dei consensi come coalizione ottiene un bonus di seggi che dovrebbe assicurare una maggioranza parlamentare solida. È un meccanismo che si ispira, almeno nell’intenzione, alla logica del bonus di governabilità, già sperimentato in forme diverse in altri sistemi europei.
La scelta di un impianto proporzionale — anziché mantenere la quota maggioritaria del Rosatellum vigente fino a oggi — rappresenta una svolta significativa. In un sistema proporzionale puro, ogni voto pesa in modo più diretto sulla composizione del parlamento, ma senza un meccanismo correttivo il rischio è la frammentazione. Il premio di maggioranza serve proprio a bilanciare questa tensione: rappresentanza plurale da un lato, governabilità dall’altro.
Il ritorno delle preferenze dopo trentacinque anni
Tra le novità più discusse e simbolicamente potenti c’è il ritorno del voto di preferenza. Sono passati trentacinque anni dall’ultima volta in cui gli italiani hanno potuto scegliere direttamente il nome del proprio candidato in parlamento: era il 1991, anno del referendum che abolì le preferenze multiple, e l’anno successivo la Tangentopoli avrebbe spazzato via l’intera Prima Repubblica. Oggi lo Stabilicum reintroduce le preferenze, ma con un correttivo importante.
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Il meccanismo adottato dal Senato è quello dei capolista bloccati: ogni lista presenta un capolista il cui posto è garantito indipendentemente dai voti di preferenza raccolti, mentre per i candidati successivi entra in gioco la scelta degli elettori. Questo sistema è già noto in altri contesti europei e rappresenta un compromesso tra la logica proporzionale di lista — dove i partiti controllano l’ordine dei candidati — e la logica personalistica del voto diretto. I sostenitori sostengono che restituisce voce agli elettori; i critici osservano che i capolista bloccati garantiscono comunque ai vertici di partito il controllo sui profili di punta.
Come funziona il premio di maggioranza
Il meccanismo del premio merita un’analisi tecnica attenta. La soglia del 42 per cento è fissata a livello di coalizione, non di singolo partito. Questo significa che i partiti alleati devono presentarsi formalmente uniti, indicare un programma comune e — presumibilmente, nella logica del sistema — un candidato premier condiviso. Solo se l’insieme della coalizione supera quella soglia scatta il premio, che porta la coalizione vincente a disporre di una maggioranza parlamentare funzionante.
Cosa succede se nessuna coalizione raggiunge il 42 per cento? Su questo punto il testo lascia aperte alcune questioni interpretative che il terzo passaggio alla Camera potrebbe chiarire. In assenza di una soglia raggiunta, il sistema proporzionale puro distribuirebbe i seggi in proporzione ai voti, con il rischio concreto di un parlamento frammentato e difficile da governare. È uno scenario che i critici della riforma — tra cui Elly Schlein, che ha definito la maggioranza «un colabrodo», e Giuseppe Conte, che ha bollato la legge come «una legge truffa» — indicano come un punto di debolezza strutturale.
Le soglie di sbarramento e il problema delle piccole formazioni
In un sistema proporzionale, le soglie di sbarramento sono decisive per determinare chi entra in parlamento e chi resta fuori. Lo Stabilicum prevede soglie differenziate a seconda che un partito si presenti da solo o all’interno di una coalizione. I partiti che corrono in coalizione beneficiano generalmente di una soglia più bassa, il che incentiva l’aggregazione e penalizza le formazioni che scelgono di restare isolate.
Questo meccanismo ha effetti politici rilevanti: spinge i partiti medi e piccoli a cercare alleanze strutturate, scoraggia le liste personalistiche nate per capitalizzare un singolo momento mediatico, e tende a ridurre la frammentazione parlamentare. D’altro canto, può anche favorire i partiti maggiori all’interno delle coalizioni, che hanno più potere contrattuale nel definire i termini dell’alleanza e la distribuzione dei collegi.
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I nuovi collegi e la geografia elettorale che cambia
Il passaggio a un sistema interamente proporzionale comporta una ridefinizione dei collegi elettorali. Nel sistema misto precedente, una quota significativa di seggi era assegnata in collegi uninominali — circoscrizioni geograficamente delimitate dove vinceva il candidato più votato, senza alcuna proporzionalità. Con lo Stabilicum, quella quota scompare: i collegi diventano plurinominali, ovvero circoscrizioni più ampie in cui si eleggono più deputati o senatori in proporzione ai voti ricevuti dalle liste.
La ridisegnazione dei collegi è un’operazione tecnica complessa, affidata al lavoro di commissioni parlamentari e ministeriali, e i suoi effetti concreti dipendono molto da come vengono tracciate le nuove circoscrizioni. Collegi più ampi tendono a favorire i partiti strutturati e radicati sul territorio; collegi più piccoli, anche in un sistema proporzionale, possono avvantaggiare le formazioni localmente forti. È un dettaglio che spesso passa inosservato nel dibattito pubblico, ma che ha conseguenze reali sulla rappresentanza.
Cosa succede adesso: il terzo passaggio e i nodi aperti
Il percorso parlamentare dello Stabilicum non è ancora concluso. Il Senato ha introdotto modifiche rispetto al testo approvato dalla Camera in prima lettura — in particolare il meccanismo delle preferenze con capolista bloccati — e questo ha reso necessario un terzo passaggio alla Camera, calendarizzato per il 28 settembre 2026. Se la Camera approverà il testo senza ulteriori modifiche, la legge sarà definitivamente promulgata. Se invece intervenissero nuovi emendamenti, il testo tornerebbe al Senato, allungando ulteriormente l’iter.
Le opposizioni hanno già annunciato battaglia. Oltre alle critiche politiche di Schlein e Conte, si discute della costituzionalità di alcuni meccanismi, in particolare del premio di maggioranza: la Corte Costituzionale ha già in passato dichiarato incostituzionali premi ritenuti eccessivi o privi di soglie adeguate. La soglia del 42 per cento sembra costruita anche in risposta a quella giurisprudenza, ma il dibattito tra costituzionalisti è aperto. Per chi vuole seguire l’iter ufficiale, i testi parlamentari sono consultabili attraverso il portale ufficiale del Parlamento italiano.
Lo Stabilicum arriva in un momento in cui il sistema politico italiano è ancora alla ricerca di un equilibrio stabile dopo decenni di riforme elettorali succedutesi a ritmo quasi decennale — dal Mattarellum al Porcellum, dal Italicum al Rosatellum. Che questa sia davvero la legge capace di chiudere quella stagione di instabilità istituzionale, o che apra nuovi fronti di conflitto, dipenderà molto da come verrà applicata e da quale sarà il primo banco di prova elettorale reale. Il dibattito è appena cominciato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
