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Renzi, proposta shock: “Aboliamo il canone Rai”. E scoppia la polemica

Domenico Coviello 05/01/2018
Renzi: "Referendum, abbiamo straperso. Dove? Al sud e tra i giovani"

L’abolizione del canone Rai sarebbe una ”partita (presa) di (in) giro”. Lo afferma il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda in un Tweet, oggi 5 gennaio. A stretto giro la risposta dei renziani, suoi compagni di partito: “Serve modernizzare e togliere gli sprechi”. Ed è guerra elettorale all’interno della maggioranza.

“Spero – scrive Calenda nel tweet che ha acceso la miccia della polemica, facendo riferimento a una indiscrezione riportata da Repubblica – che l’idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del @pdnetwork x campagna elettorale come riportato da @repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”.

Non si è fatta attendere la risposta dei renziani: “Caro Calenda, se tagliamo 1,5 miliardi di spesa pubblica ed eliminiamo il canone Rai i cittadini pagano meno. Serve processo di modernizzazione ed eliminazione degli sprechi”, è stata infatti la replica via Twitter del Dem Michele Anzaldi.

E non manca una nota del sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai: “E puntuale come un orologio svizzero – si legge nel comunicato – parte la campagna elettorale e arriva l’attacco alla Rai. È un copione che si ripete anni. Segnaliamo che laddove si è abolito il canone il Servizio Pubblico è stato fortemente ridimensionato. A tutto vantaggio dei privati. Se questo è l’obiettivo basta dichiararlo apertamente”. “Del resto – osserva l’Usigrai – è curioso che prima si mette il canone in bolletta e poi si propone di abolirlo. Vuol dire non avere idee. E infatti ogni volta che abbiamo chiesto un confronto serio su progetti, riforme, innovazione per rilanciare la Rai Servizio Pubblico, sono spariti tutti. E infatti: i limiti antitrust non si toccano, il sic non si tocca, il conflitto di interessi non si tocca, ma si attacca la Rai. Già riportata in questi anni ancor di più sotto il controllo del governo, in aperto contrasto con più sentenze della Corte costituzionale”.

Di fatto sfiduciato, nei giorni scorsi, dal cda della Rai, il Direttore generale dell'azienda del servizio pubblico radiotelevisivo, Antonio Campo Dall'Orto, ha rassegnato le dimissioni nelle mani del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan

Photo credits: Twitter, Facebook

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