Da luglio a settembre 2026, una campagna di attacchi con droni a lunga gittata ha trasformato uno dei capitoli meno attesi del conflitto russo-ucraino in una storia che riguarda scaffali vuoti, ordini non consegnati e una logistica civile messa sotto pressione come mai prima. Il bersaglio non è un deposito militare, un aeroporto o un impianto energetico: è Wildberries, il principale retailer dell’e-commerce russo, la piattaforma su cui milioni di persone acquistano ogni giorno abbigliamento, elettronica, prodotti per la casa. Gli attacchi droni a Wildberries — così come vengono ormai definiti nelle cronache di guerra — segnano un momento di svolta nella strategia ucraina: colpire l’economia civile russa nel punto in cui è più visibile, più quotidiana, più difficile da ignorare.
Un gigante della logistica civile diventato obiettivo militare
Per capire la portata di quello che sta accadendo, bisogna prima capire cos’è Wildberries nella vita economica della Russia. Non si tratta di una semplice piattaforma di vendita online: Wildberries è il motore di distribuzione commerciale del paese, paragonabile per dimensioni e penetrazione ad Amazon nei mercati occidentali. La sua storia è quella di un’azienda nata come piccola impresa familiare e cresciuta fino a diventare un pilastro della logistica e del consumo russo, con una rete di magazzini distribuita su un territorio immenso, dai confini europei fino agli Urali e oltre.
Questa rete capillare, che ha reso Wildberries indispensabile per decine di milioni di consumatori, è diventata al tempo stesso la sua vulnerabilità strategica. I magazzini di stoccaggio e smistamento — strutture enormi, spesso collocate in aree industriali periferiche, difficili da difendere — sono esattamente il tipo di infrastruttura che i droni ucraini a lunga gittata sono in grado di raggiungere. E da luglio 2026, quella vulnerabilità è stata sfruttata in modo sistematico.
La sequenza degli attacchi: da luglio ad agosto 2026
Il primo attacco documentato risale al 18 luglio 2026. Da quella data, la campagna non si è mai interrotta: le forze ucraine hanno condotto una serie di raid con droni a lunga gittata contro i magazzini di Wildberries in diverse regioni della Russia. Le aree colpite includono zone geograficamente distanti tra loro, come gli Urali e la regione di Tambov, a testimonianza di una capacità operativa che si estende ben oltre le zone di conflitto immediato.
Il momento di maggiore escalation è stato registrato il 16 agosto 2026, quando è stato colpito quello che viene descritto come il più grande hub logistico di Wildberries. Un attacco di questa entità non è solo un episodio bellico: è un segnale preciso, indirizzato tanto all’economia russa quanto all’opinione pubblica interna, che nessuna infrastruttura civile — per quanto lontana dal fronte — è fuori portata.
Il dato complessivo che emerge dalla campagna è impressionante: tra luglio e il 26 agosto 2026, gli attacchi ucraini hanno danneggiato o distrutto circa 1,9 milioni di metri quadrati di spazio di magazzino appartenente a Wildberries e all’altro grande operatore russo dell’e-commerce, Ozon. Per dare un’idea della scala: 1,9 milioni di metri quadrati equivale a quasi 270 campi da calcio. Si tratta di una superficie enorme, che rappresenta una fetta significativa della capacità di stoccaggio e distribuzione dell’intero settore.
Perché colpire i magazzini dell’e-commerce: la logica della pressione economica
La scelta di prendere di mira le infrastrutture logistiche civili non è casuale. Nei conflitti moderni, la pressione economica è diventata uno strumento parallelo a quello militare, e le catene di approvvigionamento sono tra i punti più sensibili di qualsiasi sistema economico. Quando un magazzino viene distrutto, le conseguenze si propagano a cascata: gli ordini in giacenza vengono persi, le consegne vengono ritardate o annullate, i venditori che dipendono dalla piattaforma subiscono danni diretti, e i consumatori finali si trovano di fronte a scaffali digitali sempre più vuoti o a tempi di attesa sempre più lunghi.
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Nel caso di Wildberries, la posta in gioco è amplificata dal ruolo centrale che la piattaforma svolge nell’economia quotidiana russa. Dopo anni di sanzioni occidentali che hanno ridotto la disponibilità di molti prodotti nei canali tradizionali, l’e-commerce interno è diventato uno dei pochi strumenti attraverso cui i consumatori russi riescono ad accedere a una varietà di merci. Colpire Wildberries significa quindi colpire uno dei pochi ammortizzatori rimasti tra le sanzioni internazionali e la vita quotidiana delle famiglie russe.
In questo senso, gli attacchi droni a Wildberries vanno letti non solo come operazioni militari, ma come parte di una strategia più ampia di erosione della capacità produttiva e distributiva del paese. Non si mira a conquistare un territorio, ma a rendere più difficile, più costosa, più incerta la vita economica della popolazione civile, nella speranza che questa pressione si traduca in un cambiamento delle condizioni politiche.
La geografia degli attacchi e la sfida alla difesa russa
Uno degli aspetti più significativi di questa campagna è la sua estensione geografica. Il fatto che i droni ucraini abbiano colpito magazzini negli Urali — una regione che si trova a migliaia di chilometri dalla linea del fronte — dimostra un salto qualitativo nelle capacità operative ucraine. Per anni, la profondità strategica del territorio russo è stata considerata una protezione naturale: la vastità del paese rendeva difficile raggiungere obiettivi lontani dal fronte. Gli attacchi a Wildberries dimostrano che questa protezione non è più assoluta.
La regione di Tambov, anch’essa colpita, si trova nella Russia centrale, a circa 500 chilometri da Mosca. Anche qui, la scelta del bersaglio non è casuale: si tratta di una zona con una significativa concentrazione di infrastrutture logistiche, lontana dal fronte ma fondamentale per il funzionamento della rete distributiva nazionale. Colpire Tambov significa colpire il cuore della catena di distribuzione, non la sua periferia.
Per le autorità russe, questa situazione pone un problema di difesa aerea estremamente complesso. Proteggere migliaia di chilometri quadrati di territorio, con decine o centinaia di potenziali obiettivi distribuiti in modo capillare, richiede risorse enormi. I droni a lunga gittata sono per definizione difficili da intercettare: sono piccoli, veloci, e possono essere lanciati da posizioni lontane, rendendo molto difficile prevedere la traiettoria di attacco.
L’impatto sulla supply chain dell’e-commerce russo
La distruzione di 1,9 milioni di metri quadrati di spazio di magazzino non è un numero astratto: ha conseguenze concrete e misurabili sul funzionamento della catena di approvvigionamento dell’e-commerce russo. Per capire cosa significa, è utile ragionare per categorie di impatto.
Il primo impatto è quello diretto: la perdita di spazio fisico di stoccaggio. I magazzini non sono solo edifici: contengono merci, attrezzature, sistemi di smistamento automatizzati. Quando un magazzino viene distrutto, si perdono non solo le strutture ma anche tutto il loro contenuto. Ricostruire richiede tempo — mesi, se non anni — e risorse ingenti, che in un contesto di economia di guerra sono sempre più scarse.
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Il secondo impatto è quello sulla rete di distribuzione. Wildberries, come ogni grande operatore logistico, funziona grazie a un sistema di hub e spoke: grandi magazzini centrali (gli hub) che ricevono le merci dai fornitori e le smistano verso magazzini più piccoli (i spoke) distribuiti sul territorio, da cui partono le consegne finali. Quando un hub viene colpito, l’intera rete che dipende da quel nodo viene paralizzata. Gli ordini si accumulano, i tempi di consegna si allungano, e i venditori che utilizzano la piattaforma vedono i loro prodotti bloccati in un sistema che non riesce più a funzionare normalmente.
Il terzo impatto è quello psicologico ed economico sui venditori. Wildberries è una piattaforma aperta: migliaia di piccoli e medi venditori utilizzano i suoi magazzini per stoccare e distribuire i loro prodotti. Quando i magazzini vengono colpiti, questi venditori subiscono perdite dirette — merci distrutte, ordini non evasi, rimborsi da gestire — e perdite indirette legate all’interruzione dell’attività. In un contesto già difficile come quello dell’economia russa sotto sanzioni, questo tipo di shock può avere effetti devastanti sulle piccole imprese.
Wildberries come specchio dell’economia russa in tempo di guerra
La storia di Wildberries — da piccola impresa familiare a pilastro della logistica e del consumo russo — è in qualche modo la storia dell’economia russa degli ultimi vent’anni: una crescita rapida, alimentata dalla domanda interna e dalla digitalizzazione, che ha creato strutture enormi ma anche fragilità nascoste. In un paese dove le sanzioni internazionali hanno ridotto drasticamente l’accesso ai mercati globali, l’e-commerce interno ha assunto un ruolo quasi compensativo: ciò che non si trova più nei negozi fisici, si cerca online. Wildberries è diventata, in questo senso, un barometro della salute economica del paese.
Ora che quella rete logistica è sotto attacco, il barometro segna tempesta. E la domanda che si pongono gli analisti economici non è solo quanti magazzini siano stati colpiti, ma quanto a lungo il sistema possa reggere a questa pressione. La ricostruzione richiede tempo e risorse; nel frattempo, i consumatori russi si trovano di fronte a un’ulteriore riduzione della disponibilità di beni, in aggiunta a quella già causata dalle sanzioni.
È un circolo vizioso difficile da interrompere: meno capacità logistica significa meno consegne, meno consegne significa meno fiducia nella piattaforma, meno fiducia significa meno ordini, e meno ordini significa meno entrate per i venditori e per la piattaforma stessa. In un contesto di guerra, questo tipo di spirale economica può avere effetti molto più duraturi di quelli immediati.
Droni e infrastrutture civili: un nuovo fronte nella guerra moderna
Gli attacchi droni ai magazzini di Wildberries si inseriscono in un contesto più ampio di trasformazione della guerra moderna. L’uso di droni a lunga gittata per colpire infrastrutture civili — energetiche, industriali, logistiche — è diventato una caratteristica strutturale del conflitto russo-ucraino, e le operazioni contro Wildberries ne rappresentano forse l’esempio più emblematico per la sua visibilità commerciale e mediatica.
A differenza degli attacchi alle centrali elettriche o alle raffinerie, che colpiscono infrastrutture critiche ma spesso invisibili alla vita quotidiana, gli attacchi a un grande retailer online hanno un effetto comunicativo immediato. Ogni consumatore russo che apre l’app di Wildberries e trova il suo ordine bloccato, o che riceve una notifica di ritardo nella consegna, percepisce direttamente le conseguenze del conflitto. È una forma di pressione che va oltre il dato militare e tocca la sfera dell’esperienza quotidiana.
Per approfondire il contesto degli attacchi alle infrastrutture logistiche russe e i loro effetti sull’economia del paese, le fonti disponibili offrono una ricostruzione dettagliata di una campagna che, a settembre 2026, non mostra segni di rallentamento. Mentre il conflitto continua a evolversi su più fronti, la guerra dei droni contro i magazzini di Wildberries rimane uno dei capitoli più inattesi e rivelatori di come la guerra moderna sappia trovare bersagli dove nessuno li avrebbe cercati: tra i pacchi in attesa di consegna e le catene logistiche di un e-commerce che pensava di essere al sicuro dalla storia.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
