Smart working, cambia tutto: cosa accadrà dall’1 luglio

Con la fine dell’emergenza Covid il lavoro in smart working rischia di incontrare alcune problematiche. Ecco quali saranno le modifiche dal primo luglio.

Nel periodo di pandemia il lavoro da casa è risultato funzionale per molte persone. Purtroppo, però, con la diminuzione dei contagi si è ripresentata la necessità di far tornare i lavoratori in sede. Attualmente il dossier è stato posto all’attenzione del ministro del Lavoro.

Era stata proprio Marina Calderone, durante l’ultima proroga avvenuta a fine marzo, a riuscire a procurare i 16 milioni di euro necessari per dare una conferma ai lavoratori fragili e con figli di età inferiore ai 14 anni. Con l’arrivo del 30 giugno, tuttavia, se il governo non effettuerà degli appositi interventi in merito scadrà la norma che consente alle categorie in questione di lavorare in modalità smart working.

A partire dal 1 luglio, infatti, i lavoratori fragili e i genitori dovranno tornare al lavoro in presenza. La legge in loro favore smetterà di essere in vigore. L’unica eccezione sarà nelle aziende in cui è stata precedentemente stabilita la modalità di lavoro agile facendo ricorso alla contrattazione collettiva. I dipendenti dovranno attenersi a quanto previsto dagli accordi.

Smart working: cosa accadrà ai lavoratori con figli under 12, disabili e caregivers?

Sono diverse le aziende che hanno stipulato contratti appositi che prevedono due o tre giorni di lavoro da remoto a settimana, alternati con giorni in presenza. La situazione cambia nelle imprese senza accordi specifici. Attualmente i lavoratori con figli sotto i 12 anni e quelli disabili in situazione di gravità accertata, oltre che i caregiver possono richiedere la modalità di lavoro agile e godere della possibilità di priorità.

Smart working, cosa cambia dall'1 luglio
I cambiamenti previsti a partire dall’1 luglio – velvetnews.it

Questo è possibile ai sensi della legge 81/2017 e del Dlgs 105/2022. Arturo Maresca, professore di diritto del lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma, ha recentemente chiarito che la priorità garantita ai lavoratori appartenenti a tali categorie consiste in un diritto di precedenza, senza tuttavia costituire una specifica legge.

Questi dipendenti, inoltre, non possono essere sanzionati, de-mansionati, licenziati, trasferiti o soggetti ad altre misure organizzative che possano peggiorare le loro condizioni di lavoro. Tutto potrebbe però ribaltarsi molto presto. Dal 1° luglio, in assenza di nuove proroghe, non ci sarà più il diritto al lavoro agile per le tipologie di lavoratori sopracitate.

L’unica soluzione sarà ricorrere agli accordi aziendali tramite la contrattazione collettiva. Da tale situazione sono emerse due interpretazioni diverse: alcuni interpretano il diritto come lavoro da remoto al 100%, mentre altri come possibilità di lavorare in modalità agile, cioè in parte da remoto e in parte in presenza.

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